EMMA pseudonimo di Emilia Ferretti Viola.
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A QUARANTACINQUE ANNI.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Luciano Marnieri era un uomo di et matura. La sua persona ancora svelta e vigorosa, il suo sguardo talvolta animato da un raggio di vivacit giovanile, avrebbero potuto far credere che egli era pi giovane di quanto realmente fosse, se il contegno per abitudine calmo, riservato, lespressione del volto quasi sempre concentrato e severo e le rughe precoci che solcavano la sua fronte, non avessero ristabilito lequilibrio nel giudizio di colui che avesse voluto dal suo aspetto indovinarne let.
Marnieri aveva quarantacinque anni. Tutti lo sapevano, n lui si curava di nasconderli; coloro poi che non lavessero saputo, forse gliene davano di pi, ma pochi erano quelli, che abituati ad osservare le altrui fisionomie non avessero scorto in questa dei contrasti insoliti e nuovi. Molti immaginarono che egli avesse pagato un largo tributo alle passioni della giovinezza e che, dopo avere lungamente lottato in alto mare coi venti e le tempeste, si fosse ora ridotto nella pace e la sicurezza del porto; ma coloro singannavano. Laspetto stanco e severo di Marnieri rivelava bens dei lunghi patimenti, ma anche dellenergia nel patire, di quellenergia che non saccresce, ma piuttosto dilegua nelle bufere giovanili. E lui aveva domato, vinto tutto intorno a s e in s. Aveva tracciato il limite alla sua volont, ai suoi desiderii, al suo cuore; aveva fatto un colpo di Stato in favore del dispotismo e della legittimit, negli anni in cui tutti votano per la ribellione e la libert, e nel governo di se stesso aveva eletta sovrana la fredda intelligenza.
Tratt ognora come ribelli e nemici quei sentimenti, che sorsero in lui a combattere le sue idee, e allorquando le circostanze o la fragilit umana gli consigliavano delle amnistie o delle concessioni, nebbe sempre scapito, e ne trasse argomento per convincersi viepi che la Ragione aveva ragione.
Nato da ricchissimi genitori, egli era giunto allet, in cui gi formansi delle liete speranze per lavvenire, dei dolci legami damicizia, allorch per improvvisi rovesci di fortuna la sua famiglia si trov ridotta agli estremi della povert.
Fu disgraziato nelle persone quanto negli averi. Perdette le une e glaltri. Compagni, congiunti, domestici, tutti facevansi lontani, mano mano che il torrente della sventura invadeva le cose sue, e colla ricchezza gli portava via le generose speranze giovanili e le soavi credenze negli affetti altrui. Ma il turbine non lo travolse. Sent nellamarezza dellabbandono rinascere la fede in se stesso, sent per la prima volta che poteva reggersi anche solo, e collandar del tempo si convinse che se lavere dei servi e degli amici  cosa utile e buona,  altres ancor meglio saper trovare nella propria individualit laiuto e il conforto che prima traeva da essi. Per questo non pieg il capo davanti a nessuno.
Lott col lavoro contro la miseria; lott collorgoglio e la volont contro le seduzioni del cuore e dei sensi. Gli anni pi belli della giovinezza trascorsero per lui nelloperosit indefessa del corpo e della mente. La sua energia era tutta rivolta allo scopo di ricuperare ci che aveva perduto, la sua intelligenza ad acquistare quanto pi collo studio incessante poteva ottenere. Il cuore aveva vuoto e chiuso, perch gli ospiti duna volta ne erano usciti e troppo temeva che altri ventrassero che somigliassero a primi.
Talvolta qualche graziosa immagine di donna, qualche sorriso seducente e malizioso tent aprirne la porta mal chiusa, ma la severa e vigile intelligenza che vegliava sovrana sopra di esso, inesorabilmente li respinse.
Dopo molti anni, egli aveva riacquistato ancor pi di quanto avesse perduto. Era ricco, indipendente, in posizione di rendersi utile aglaltri. Ma quando ebbe conseguito tutto questo, non era pi giovane e non era pi solo.
Egli aveva sposato una sua cugina, figlia naturale di uno zio, che compiaciutosi dellamore allo studio e al lavoro del nipote linvit a quel tempo a vivere in casa sua, e previde e incoraggi codesto matrimonio.
Luciano si era abbandonato con piacere e fiducia allaffetto che gli ispir la sua giovane cugina. Essa era stata colpita nei primi anni della sua vita dalla sventura, come esso aveva dovuto imparare a lottare colla miseria e lo sconforto, e non fu che pi tardi che la casa paterna potette accoglierla e proteggerla.
Luciano che sera sempre negato tutte le gioie della giovinezza, che aveva frenato con una volont ferrea tutti glimpeti del cuore e della fantasia, credette che le gioie austere della famiglia e della paternit fossero le sole degne di lui, utili alla societ e a se stesso. La sua diffidenza, giustamente desta per le disgrazie patite, sacquetava pensando ai vincoli legittimi e indissolubili del matrimonio; gli sembrava che i suoi affetti dovessero essere pi al sicuro, allorch la legge e la societ li sanzionavano e proteggevano.
E il matrimonio fu fatto.
Luciano che aveva creduto dover suo, sino a quel giorno, di soffocare in s tutte le soavi follie dellaffetto, non pot e non volle in questo primo slancio di amore vivo e nuovo reprimere lespansione e la gioia che traboccavano dal suo cuore. Le immagini poetiche aridamente raccolte altre volte negli studii, le opere darte intravvedute senza entusiasmo, le melodie udite con calma nelle sale e nei teatri, tutte quelle memorie color esso in quei giorni di nuove tinte, e gli parve di vedere dun tratto il mondo ringiovanito, abbellito. Ma codesto sogno della sua fantasia dur poco. Pass come una febbre che vi coglie e vi lascia senza motivo.
La seria giovinetta, cui egli aveva prodigato senza reticenza tanto amore, tante espressioni daffetto, non lo comprese o non volle comprenderlo.
Essa era una donna di mente fredda, mediocre, ordinatissima; era nata buona massaia, sposa docile, fedele, severa. Le parve forse che alla futura madre di famiglia non convenisse incoraggiare i poetici e disordinati voli della fantasia di Luciano, le parve sciupare il tempo, seguendo il giovane sposo nelle entusiaste follie del momento, nei suoi sogni artistici, nelle sue nuove e pi elevate ispirazioni. Essa non comprendeva, e le sembrava futile e dannoso trattare argomenti che non fossero positivi o utili; non amava rivestire la sincera e fedele affezione che aveva in cuore per il marito coi fronzoli chimerici di poetici inganni. A lei forse, come a tantaltre serie ed oneste, parve di profanare la propria affezione esprimendola a qual modo.
Luciano se ne accorse ben presto.
Prima di capire indovin.
Egli si era ingannato ed ebbe vergogna del suo inganno. Simile a molti forti ed energici al par di lui, egli ignorava ancora qual sentimento fosse lumiliazione. Non gli parve mai vero che esistesse della gente che avesse arrossito dellesser povera, di quelli che si fossero vergognati di unimpresa non riuscita e che non avessero soffocato quel sentimento col desiderio di ricominciare daccapo; egli queste cose non le aveva capite, perch provava vivo in s il bisogno di lottare, perch un tentativo fallito aveva per lui il merito di essere un incentivo a rifare; ma adesso, in questo caso impreveduto, la sua vecchia esperienza non lo serv pi. Fu umiliato.
Per la prima volta il cuore ebbe da lui il permesso di vivere, di esprimersi, di rivelare le cento cose nascoste sino a quel giorno, e nessuno lo volle ascoltare. Egli rimase avvilito e confuso dinanzi al contegno riservato e indifferente della sua giovane sposa.
Il silenzio glaciale che accolse le sue prime espansioni lo intimid come avesse commesso un fallo.
Egli arross daverle scoperto questo lato intimo del suo spirito, se ne crucci e pent, e dallora in poi pose ogni suo studio a nasconderlo gelosamente.
La fredda ragione ebbe cos un nuovo trionfo. Luciano ne fu tanto convinto, che gli parve persino essere dalla parte del torto e che la sposa sua avesse agito come doveva.
Dopo questo fatto lam meno, ma la stim di pi.
Strana contradizione, per la quale riesce talvolta, a chi credette dessersi lasciato cogliere in fallo, di stimare maggiormente colui che in quello lo colse! E fu da allora che essa acquist influenza, quasi potere sopra di lui.
Egli rinchiuse in s e cerc soffocare in ogni modo quei sentimenti, quelle aspirazioni che per un momento avevano cominciato a realizzarsi; e collandar deglanni le credette atrofizzate davvero; n pi si ricord di quel segreto di gioie e di illusioni che aveva ricacciato nel cuore e che vera sepolto per sempre.
I due sposi non rimasero lungo tempo soli; nel volgere di qualche anno la famiglia crebbe e quattro figliuoli popolarono la casa. La signora Marnieri accett volonterosa e sollecita i nuovi doveri, le nuove cure; pareva, a misura che la famiglia cresceva, aumentassero anche lo zelo e lattivit di lei; le sue buone qualit ebbero campo di porsi in luce, le sue abilit qual buona massaia di perfezionarsi; non visse pi che per quel piccolo mondo pieno di affanni e di gioie domestiche; il suo spirito vi si stabil, vi trov i suoi alimenti e il suo sviluppo, e non usc pi da quella cerchia. Col marito, che non sempre poteva aiutarla di fatto, e collintelletto mal sadattava a codesti particolari, essa divenne alquanto pi imperiosa ed esigente.
Sebbene ricco, Luciano Marnieri lavorava ancora. Distinto per il molto sapere ed il vivacissimo ingegno, era lavvocato pi ricercato della citt e anche da altre provincie gli venivano talvolta clienti o colleghi a domandare consiglio. A stento gli riusciva salvare alcune ore alfine di dedicarle alla famiglia ed allo studio.
Gli studii letterarii specialmente lo allettavano; erano per lui un riposo dal lavoro arduo, dalle piccole cure famigliari; con essi, senza che egli lo sapesse, salimentava di qualche vivo raggio di poesia e di ispirazione la sua mobile fantasia condannata al silenzio, e quegli studii erano il conforto maggiore della sua austera esistenza.
Collandar del tempo era diventato anche pi serio; il suo spirito aveva preso una piega mordace e sarcastica, che senza essere maligna colpiva sempre efficacemente laddove il sarcasmo era diretto. Lumore manteneva uguale, calmo, sereno; nella sua professione non erangli mancate le occasioni di fare esperienze e studii sulla natura umana, che egli conosceva assai, ma non per questo sprezzava. Il suo sarcasmo colpiva piuttosto i prepotenti che i colpevoli; che anzi, per questultimi, sapeva talvolta trovare dolcissime parole dindulgenza e di conforto.
Era severo per s, ma con orgoglio, e pensava che aveva saputo conseguire ci che aveva voluto senza piegare la fronte dinanzi alla sventura, n il cuore al turbine delle passioni. Per talvolta lo coglieva unamarezza insolita, un rammarico che egli non sapeva di che fosse, un sentimento quasi di sprezzo, una volont di ribellarsi contro gli stessi doni di fortuna che egli si era acquistati, e averne invece altro in cambio, ma non sapeva neppure egli che.
Il giorno in cui comp i quarantanni, guardando al mattino nello specchio i suoi capelli grigi e le rughe del suo viso, si sorprese, e stette alcun poco immoto, quasi prima dora non avesse mai pensato al fatto dinvecchiare e desserne convinto da una cifra innegabile. Gli pareva che la vita sua durasse da molto tempo e a momenti parevagli invece fosse stata brevissima. Quasi una parte della sua esistenza fosse rimasta addietro dellaltra a sua insaputa, fosse rimasta adolescente, e dei lunghi anni vissuti faticosamente non ne sapesse niente. Si fe pensoso e non pot rendersi conto di questa impressione. Abituato a giudicare prontamente le cose sue e le altrui, a veder chiaro in tutto, qui si affannava inutilmente a cercare le cause nascoste di quella inesplicabile, eppure vivissima percezione che aveva di s.
Mentre a tanta parte del suo essere intellettuale aveva dato vita, attivit, lavoro, ecco che scopriva ancora chi domandava di vivere, chi non era stato chiamato come gli altri a crescere e lavorare con essi. Era una lacuna nella sua mente, era anche un vincolo con lontane gioie e speranze dellinfanzia, delladolescenza, che non sera spezzato, mentre tutto il resto aveva gi ordito, separatamente, le forti fila duna nuova esistenza; e quel vincolo lo traeva ad altre cose, sembrava quasi toglierlo a queste che egli aveva create e volute.
Marnieri guard di nuovo in quel mattino i suoi capelli grigi e il suo viso di quarantanni e fece a se stesso un sorriso ironico.
La signora Marnieri che rientr precisamente nella camera, mentre suo marito faceva codeste riflessioni, vide con sorpresa che egli era sempre occupato alla toeletta.  Non sei ancora vestito?  esclam; poi aggiunse un po stizzita:  A quarantanni....  e non dissaltro, ma fra s ricord che aveva gi vestiti e mandati alla scuola i suoi due bambini pi piccoli.
Marnieri la guard lungamente pensoso, poi disse:  Hai ragione,  e sorrise ancora con ironia a se stesso nello specchio prima di uscire dalla stanza.
Sua moglie lo segu cogli occhi, mentre usciva, poi croll lentamente il capo e stette alcun poco riflettendo, colle mani in mano; cosa per lei veramente eccezionale.
Ma suo marito la metteva talvolta nellimbarazzo, e lo osservava senza capir altro se non che egli era un padre di famiglia perfetto, un marito cortese e fedele, un uomo studioso e laborioso; ma.... c'era un ma. Vera un che nel carattere di suo marito che non sapeva comprendere. Unenergia e una forza di volont che temeva e rispettava, e un segreto che non sapeva indovinare. Alle volte pensava che non cera niente, e che il segreto lo creava la sua fantasia; ma poi ricordava un giovane ardente e ispirato, un pazzo che le avea in altri tempi improvvisato dei versi e che le aveva gettate le braccia al collo una sera, mentre essa suonava non ricordava pi qual pezzo di musica tedesca, ed egli aveva allora gli occhi umidi e le mani fredde, e trascinatala poi seco pei viali del giardino illuminati dalla luna aveale dette le pi folli cose; ella rammentava che allora sorpresa e quasi offesa lo aveva lasciato solo col, perch aveva a quel tempo molto da fare nella casa dello zio e perch laria della sera, la luna e i discorsi pazzi le piacevano poco, e rammentava ancora che il giovane entusiasta abbandonato da lei fra le ombre del giardino non ne usc pi; ma che alla dimane il signor avvocato Marnieri era seduto come al solito a colazione, calmo e serio, quasich di versi, di musica tedesca, e di prati illuminati dalla luna non ne sapesse nulla.
Ma dallora in poi la signora ramment sempre con diffidenza quel giovane entusiasta e ardente dei primi giorni, e cerc invano di ritrovarlo per conoscerlo e osservarlo pi da vicino. Egli non si fece pi vedere. Era sparito come un sogno, come una allucinazione notturna. Invano la signora Marnieri aveva suonato tutti i pezzi di musica che sapeva, invano corse perfino il rischio di prendere il raffreddore, passeggiando col marito la sera pei viali del giardino; Luciano Marnieri, calmo e cortese laccompagnava, chiacchierando di cose famigliari, dello zio, della sua professione, di studio o di finanze come se quellaltro non lavesse mai neppur conosciuto.
Per del tempo la signora Marnieri, che era a quellepoca ancora molto giovane, non vi pens pi; ma poi, allorch acquist maggiore esperienza della vita, ripensava qualche volta ai primi tempi del suo matrimonio e guardava questo signor Marnieri tanto serio e calmo, ricordando con sorpresa quellaltro che gli somigliava cos poco. E ne rimase in lei una certa diffidenza nascosta e curiosa.
Quel mattino, in cui Marnieri compiva i quarant'anni, egli la guard un momento in un modo s insolito e pensoso, che senza saperne il perch le torn dun tratto nella mente la scena del giardino, e dopo molto tempo che ella non vi pensava pi, laltro sorse vivamente davanti alla sua memoria.
Le donne serie e austere che racchiudono tutta la loro esistenza nella cerchia domestica, hanno spesso certi pensieri tenaci, certe memorie indelebili, certe curiosit ostinate che altre non potrebbero avere. Ma quella stretta cerchia  tutta loro, sentono che devono dominarla e possederla interamente, altrimenti ogni sforzo di virt e di abnegazione sarebbe inutile o almeno senza compenso per esse, e non voglion che alcuno sfugga in quella cerchia alla loro giurisdizione.
Perci la signora Marnieri se ne stava inoperosa riflettendo. Essa cercava in qual canto di casa sua laltro poteva essersi nascosto.
Le sue ricerche furono vane.
Laltro non si fece pi vedere, ed ogni rassomiglianza fra esso ed il signor Luciano Marnieri andava vie pi dileguando, a misura che gli anni crescevano, che la sua folta capigliatura andava popolandosi di bianchissimi fili, e che la sua bella fisionomia perdeva ogni giorno di pi le ultime tracce di giovent. Luciano Marnieri era vecchio. Lo sapeva, lo diceva, eppure aveva in s qualcosa che di tempo in tempo gli gridava: Non  possibile, non  vero, tutto non  ancora esaurito!
Quando il signor Marnieri sentiva queste intime e nascoste espressioni di ribellione, guardava con un mesto sorriso i figli gi grandi che lo circondavano, loperosa compagna, che da una timida giovinetta sera fatta pingue e risoluta matrona; accoglieva gli attestati di riverenza e di considerazione che gli venivan sporti da tutte le parti, e non sapeva comprendere quello che vera in lui di ribelle a tuttoci,  quale fosse la contradizione che provava in s contro i fatti compiuti, cosa fosse questa illogica reazione contro il tempo che passa, e il non potere esaurire adeguatamente con esso quanto egli deve naturalmente consumare. E sentiva davere qualcosa in s che era ancora intatto, intero, e invano cercava di scoprire ci che poteva essere. Alla fine mise queste incertezze fra gli scontenti che tormentano lesistenza umana, pens che il male che lo travagliava era forse comune a tutti, e che col correre del tempo sarebbesi rimediato anche ad esso. E fece come la signora Marnieri. Non cerc pi.
Era una bella sera di settembre. La famiglia Marnieri, che possedeva una graziosa villeggiatura sul Lago Maggiore, erasi riunita nel giardino davanti alla villa. Il signor Marnieri, seduto presso ad un tavolino, leggeva attentamente delle carte, nel mentre che la signora, sorbendo accanto a lui una tazza di caff, lo guardava di tempo in tempo con inquietudine. Il figlio maggiore, un giovinetto di 15 o 16 anni, immerso nella lettura del giornale, borbottava colle sorelle ogni qualvolta queste passandogli daccanto gli gettavano maliziosamente un fiore sul foglio per disturbarlo dalla lettura, o gli ornavano troppo artisticamente il capo e la giubba con tralci e nastri; finalmente vinto dallimpazienza e dalle istanze delle fanciulle daccompagnarle al passeggio, egli si alz, e la piccola truppa, allontanandosi chiassosamente, lasci soli il marito e la moglie.
 Ebbene,  chiese premurosamente la signora Marnieri, guardando se i figliuoli serano davvero scostati,  che nuove dellaffare della contessa Bianca?
 Cattive,  rispose il marito, riponendo le carte.  Non mi aspettava davvero che le cose prendessero questa piega. Il conte Arcieri rivuole la figlia, e qualora la contessa non acconsenta, minaccia di rivendicare il suo diritto di propriet sulle terre e la casa di Montalberto.
 Lunica propriet della contessa Bianca!  esclam la signora.
 Lunica,  rispose lavvocato, guardando pensoso le carte che giacevano sul tavolino.
 E potr egli far valere quel diritto?  continu a chiedere la moglie con interesse.
 Lo pu, e sar difficile contrastarlo. Degli stolti genitori misero in bala di questo pazzo lintera fortuna della figlia.
 E  disse ancora la signora  credi tu che veramente non sia possibile una conciliazione?
 Una conciliazione?  rispose sorpreso il signor Marnieri.  Quale?
 Ma una conciliazione che potesse indurre i due sposi a riunirsi,  replic la moglie.
 Riunirsi? La contessa Bianca e quello sciagurato? Hai forse dimenticato la triste istoria di quel matrimonio?  ribatt vivamente Marnieri.  Non sai quanto essa ebbe a soffrire e quanto soffr prima di prendere la decisione di rompere per sempre quel legame? Era suo dovere il farlo,  disse egli con energia.  Era suo dovere sottrarre una tenera figliuoletta allo spettacolo di un padre vizioso e stravagante, lo doveva a se stessa di non vivere pi sotto il medesimo tetto con quelluomo!
 Ma questuomo ha ora il diritto di toglierle la figlia?  disse la signora.
 La contessa pu negargliela,  rispose lavvocato.
 Ma allora il marito le porter via tutto ci che essa possiede,  disse la signora Marnieri.
Lavvocato non rispose.
 E la contessa Bianca,  continu a dire la signora,  ricca ereditiera, dama elegante e corteggiata, abituata al lusso e ai divertimenti, come far a vivere, a mantenere ed educare la sua bambina, se resta quasi priva di ogni mezzo di sussistenza? Non hai detto tu stesso, che il conte Arcieri non possiede quasi pi nulla di suo, e vive ora col lauto patrimonio dello zio che gli d tutto ci che vuole, e per ci lassegno che le far sar dei pi meschini? 
Anche questa volta lavvocato non rispose, ma guardava mesto e pensoso davanti a s.
 Non speri, Luciano,  disse dopo un momento di silenzio sua moglie,  di trovare il modo di salvarla? 
Marnieri non replic subito, ma poi disse:
 Ho paura di no.
 E ora dove vai cos presto?  chiese di nuovo, vedendo che il marito andava verso casa, e lo disse mutando tuono e col fare imperioso di chi ha labitudine e il diritto dinterrogare.
 Vado a portarle queste nuove. La risposta  chiesta con urgenza,  replic lavvocato, ed entr nel vestibolo.
La signora Marnieri non ard fare rimostranze, sebbene le spiacesse solitamente che il marito uscisse subito dopo il pranzo; ma quando egli, dopo alcuni minuti, ritorn col cappello in capo per salutarla, lo guard con viso malcontento e gli disse:
 Ti pare, con questa frescura di uscire senza paletot? 
E Luciano senza far motto rientr in casa e quasi subito riapparve col paletot sul braccio:
 Addio, Elisa,  disse cortesemente.
 Torna presto,  rispose ella un poco stizzosa,  con questi benedetti affari non ti si vede che allora del pranzo e della colezione, e la famiglia per te  come non ci fosse. Potresti almeno prenderti meno brighe. 
Marnieri non rispose, e quando essa ebbe finito di dire se ne and.
La casa della contessa Bianca distava un chilometro circa da quella dei Marnieri. La strada postale correva lungo il Lago e talvolta lo seguiva cos dappresso, che lacqua veniva a lambire il muricciuolo di sostegno della via, e se vi era burrasca, gli spruzzi dellonde coprivano perfino la polvere bianca della strada. Quella sera il Lago era calmo. La luna splendeva sulle acque scintillanti sotto ai suoi raggi, illuminava la via lungo la spiaggia, e si posava sulle pi alte cime dei castani folti e ombrosi, che sorgevano come grosse masse oscure e fantastiche lungo il cammino. Lavvocato Marnieri si ferm un istante contemplando quella scena grandiosa, ma poi lento e pensoso si avvi alla casa della contessa.
Sembrava per che non avesse furia di arrivare. Ad ogni momento sostava, guardava con unespressione severa e raccolta diritto davanti a s; poi, crollando il capo mestamente, ricominciava a camminare. Giunto ad una svolta della strada pieg a sinistra e si inoltr lungo uno stretto sentiero erboso che attraversava un bosco di castani, salendo gradatamente verso il colle. Il bosco, foltissimo in certi luoghi, era buio e silenzioso; le acque dorate e lucenti pei raggi della luna, la bianca via, le vaporose cime dei monti dolcemente rischiarate anchesse, erano sparite dietro a lui, ed ora lo circondava una fitta oscurit e una nebbia fredda e densa che lo scosse con brividi di freddo. Marnieri cammin pi in fretta, quasi quella oscurit e quella frescura aumentassero la sua preoccupazione e la sua malinconia. Il suo passo affrettato e fermo turbava la quiete del bosco; di quando in quando una lucertola rimpiattata dietro ai sassi, un uccellino impaurito nel sonno, si scuotevano e fuggivano. Dun tratto, uscendo da una fitta boscaglia, egli si trov in una vasta prateria di fianco a un torrente, mentre nel fondo splendeva di nuovo il limpido specchio del Lago. A pochi passi da lui sorgeva un muro che cingeva un giardino, e dietro a questo vedevasi la bianca facciata di una villa.
Lavvocato cammin un pezzetto rasente al muro; poi, fermatosi davanti ad una vecchia e tarlata porticina nello stesso, pass la mano fra due assicelle mobili e mal connesse e apr la porta. Quando Marnieri fu entrato si trov daccapo al buio, fra gli alberi di un parco. Avanzava a tastoni in quelloscurit, premendo col piede un terreno molle ed erboso.
 Ho creduto far pi presto venendo da questa parte, ma ci si mette pi tempo,  borbott fra s lavvocato poco pratico di quel sentiero; e davvero sarebbe stata facile cosa il perdersi in quel luogo, se una musica soave e lontana non gli avesse servito di guida. Si ferm ad ascoltare.
 Suona!  disse mestamente e segu col passo la direzione indicatagli dalla musica. 
Gli alberi si diradarono, la luna brillava di nuovo sul verde dei prati, e una squisita fragranza di fiori lo avvolse; la grande terrazza della villa colla sua tenda gialla era davanti a lui, e al piano terreno dalle aperte finestre il chiarore delle lampade e le note larghe e profonde di un buonissimo pianoforte indicavano ove era il salotto della signora; pi alto, un piccolo lumicino ardeva dietro una cortina di seta rosa, mentre il piazzale davanti alla casa ornato di eleganti macchie di fiori che figuravano panieri, statue e piante rare, era tutto in luce.
Marnieri diede una rapida occhiata a queste cose, alla villa, al giardino, alle aperte finestre della sala, a quellaltra pi su, ove dietro alla cortina si intravedeva una luce fioca.
 La camera della sua bambina!  mormor ancora lavvocato guardando in su e poi abbass di nuovo lo sguardo sulle statue e le piante. Piano, a malincuore, Marnieri progrediva verso la porta e le finestre aperte della sala.
La musica continuava, la persona che suonava lo doveva fare con una passione e unabilit straordinaria, perch quelle armonie risuonavano nel placido silenzio della sera con una potenza e unintensit che le faceva somigliare a dei gridi e dei lamenti umani, a delle storie di lotte e di dolori, narrate con tutte le soavi cadenze delle melodie.
Marnieri era gi nel mezzo della sala senza che listrumento avesse cessato di raccontare con dolcissima e misteriosa potenza lecheggiante odissea che vibrava sotto le bianche dita della suonatrice.
Il viso dellavvocato si era illuminato con un raggio di ammirazione e di piet, il suo occhio nero pareva fosse fatto pi grande e brillasse sotto un velo umido e trasparente. Egli indietreggi pian piano, cerc collo sguardo un cantuccio buio e nascosto del salotto, vi and, e sedette zitto zitto in una poltrona.
Di l non si vedeva n il cembalo, n chi lo suonava. Larmonia sembrava portata dal vento, quasi fosse nellaria, come lo  una fragranza; e l'avvocato, piegando la sua testa grigia e poggiando il viso fra le mani, ascolt lungamente in silenzio.
Allorch tacque la musica, egli si alz, riprese il suo portamento abituale, calmo e severo, e saccost al piano.
La contessa Bianca vi era ancora seduta, le sue mani erravano sui tasti e col capo leggermente chinato pareva riflettesse mesta e commossa. Udendo dei passi dietro a se, balz in piedi e mand un piccolo grido.
 Entro come un ladro,  disse lavvocato con voce leggermente tremola e forzandosi a sorridere.
 Come un amico sempre,  esclam con un lieto sorriso la contessa Bianca, stendendogli le due mani; ma poi lo guard un momento sorpresa e impensierita.
 Cosa  stato, Marnieri?  domand ansiosamente.
 Nulla,  rispose con seriet lavvocato,  sono venuto per parlare, contessa, di ci che potr essere. 
La calma di Marnieri la rassicur e sorridendo di nuovo ella disse,  Ma da che parte siete entrato? Non vi ho inteso annunciare.
 Entrai dalla porticina del parco. Chi porta delle nuove spiacevoli, trova sempre gli usci aperti. 
La contessa impallid e domand subito:
 Che nuove portate? 
Lavvocato lev dei fogli di tasca e sedette presso ad un tavolino ove era la lampada. La contessa accost una sedia a quella dellavvocato, guardando con viso inquieto ora le carte, ora Marnieri.
 Il conte Arcieri rivuole sua figlia,  cominci a dire il legale.
 Ma non pu averla,  interruppe vigorosamente la contessa.
  giusto,  rispose con calma lavvocato.  Lei ha acquistato il diritto di tenere la figlia con s, e il conte che lo sa, non ha fatto una domanda inutile, ma non chiede di riavere la bambina che nel caso sua moglie gli neghi la cessione di Montalberto con tutte le terre e rendite annesse a quella propriet. 
 Montalberto!  esclam la contessa stordita e sorpresa.  Ma  tutto ci che io posseggo! 
 Lo so; sotto questo nome sono comprese le terre, gli stabili, e la villa ove siamo, e come ella dice, tuttoci che possiede,  rispose lavvocato con lentezza e guardandola con attenzione.  Per questo il conte Arcieri la rivuole, desistendo daltra parte da ogni rivendicazione di quella propriet, qualora la contessa si accontenti di cedergli la figlia. 
Bianca balz in piedi: aveva gli occhi lucenti, i denti stretti e una fosca espressione di sdegno e di vendetta nella sua bella fisionomia.
 Che canaglia questo conte Arcieri!  disse con veemenza. Lavvocato non rispose, ma abbass gli occhi sulle carte calmo e silenzioso.
Bianca comprese. Si domin, e sedendo accanto a lui cominci a sfogliare quelle lettere con mano agitata e convulsa, ma senza proferir parola. Finito che ebbe di leggere guard Marnieri e disse:
 Ebbene, cosa devo rispondere?
 S o no,  rispose lavvocato osservandola.
 Ma dunque non si pu far nulla per impedire....  Ma non termin la sua frase, perch il viso serio e addolorato di Marnieri le spiegava ogni cosa.
 Non si pu nulla,  disse lavvocato con voce commossa. Vi fu un breve silenzio interrotto ben presto da Marnieri.
 Se ella volesse consultare altri avvocati, se credesse, contessa, che qualche altro potesse suggerirle degli espedienti che io non so trovare, toglierebbe forse se stessa da una gravissima situazione, e me da una responsabilit grave assai. 
La contessa a queste parole lev gli occhi dagli scritti che teneva ancora fra le mani, e fiss lavvocato con uno sguardo severo e scrutatore.
 Se questa responsabilit le pesa troppo, sar facile cosa per lei il liberarsene. La mia parte vedo bene che  cos semplice, che non avr bisogno daltri consigli per farla. Si tratta di un s o di un no. Non ho avuto mai per nessuno al mondo,  continu a dire la contessa con voce vibrante demozione;  la fiducia che ho in lei, non ho mai creduto nella potenza della intelligenza e del cuore, come vi credetti, dacch lei assunse il difficile incarico di aiutarmi nelle mie tribolazioni.  La contessa volse il capo dallaltra parte per celare la sua emozione, e non vide subito la mano che Marnieri le stendeva.
 Dissi malamente e a malincuore ci che pure era mio dovere il dirle,  rispose lavvocato con energia e franchezza.  Eccole la mia mano, contessa, per ringraziarla della sua fiducia e per prometterle nellavvenire tuttoci che un uomo donore e denergia pu promettere di s.  La contessa lo guard sorpresa e incerta. La fisionomia di lui sera illuminata, una espressione energica e generosa, un non so che di franco e di entusiasta si dipingeva sul suo volto, mentre dicendo quelle modeste parole offriva la sua mano alla contessa. Questa allora vi pose le sue con un gesto pieno di affetto e di riverenza. Lintelligenza, la generosit raggiavano su quel viso, e la povera donna si sentiva confortare e sorreggere stringendo quella mano, la sola, leale e devota che le fosse sporta.
 Contessa,  prese nuovamente a dire lavvocato, cercando di riavere la calma e la ponderazione necessaria in questo caso,  prima di decidere deve riflettere assai. Ha ancora del tempo per pensare. La crudele proposta del conte, che al primo momento le sembr inaccettabile, non devesi per respingere dun tratto. La propriet che lei vorrebbe forse lasciargli, non  soltanto la sua unica fortuna, ma anche quella avvenire di sua figlia, e se il conte prosegue nelle abitudini dilapidatrici che egli ebbe sino ad ora, difficilmente la conserver intera. In questo caso la bambina cresciuta, relativamente al suo grado, quasi fra le privazioni, sar povera anche in avvenire.  Lavvocato sost un momento, guardando con bont e compassione la pallida contessa Bianca che lo fissava con uno sguardo atterrito.  Dico delle cose ben dure,  prosegu egli,  ma  mio dovere il dirle. Ormai non  un consiglio che le devo, ma una chiara esposizione dei fatti e delle conseguenze di ci che lei sta per fare. Il giorno che il conte Arcieri sar padrone di Montalberto, lei non avr che un assegno modestissimo. Una piccola rendita che non basterebbe neppure per procacciarle i mezzi per dare alla sua figliuola una educazione che corrisponda al nome che porta, n quindi quanto basti a metterla al sicuro di molte privazioni.  La contessa fece un movimento. Lavvocato che aveva parlato lentamente, quasi gli fosse faticoso il pronunciare quelle parole, credette che lei volesse rispondergli e sost un momento. Ma essa aveva soltanto rialzato la persona dianzi quasi accasciata nella poltrona, e la sua fisionomia aveva preso una espressione pi calma.
 Continui,  gli disse con voce ferma.
 Ci che devo ancor dirle  presto detto, contessa; ma forse le mie parole non sono che tracce, dietro alle quali lei dovr riflettere lungamente. Le parole ristrettezze e privazioni sono brevi a dirsi, ma difficili a intendersi in tutta la loro crudele significazione per chi ebbe ville e palazzi, carrozze e cavalli; non posso, non oso dirle di pi, ma la supplico a pensarvi. Le illusioni sarebbero vane. Dal primo giorno in cui lei lasci la casa del conte, il pericolo di ci che accadde oggi lebbi sempre presente, lo temetti continuamente; solo da qualche mese quei miei timori serano calmati. Sperai che il conte, vergognoso per lo scandalo accaduto, resto dal risuscitare nel pubblico la memoria della sua triste condotta, spinto da un sentimento di giustizia, desistesse dal far valere qualsiasi diritto su quel podere, e gi stavo ponderando il mezzo di mettere a poco a poco al sicuro parte almeno di quella propriet, quando oggi mi giunse la perentoria domanda del conte. Non so qual sentimento dira, di vendetta, siasi riacceso in quelluomo, n quale interesse lo spinga a desiderare la figlia, non conoscendo egli punto gli affetti della paternit.  stato per metterla nella dura alternativa di rinunciare di propria volont ad una delle maggiori consolazioni della sua esistenza, oppure di spogliarsi da s di tutta la sua fortuna. La prego, contessa, a riflettere con calma anche la seconda e pi dura proposta del conte, quella di rendergli sua figlia.  La contessa fece ancora un movimento, ma questa volta lavvocato non vi bad.  Non bisogna rifuggire dai pi dolorosi pensieri, allorch questi possono servire a giudicare la situazione. Dopo aver deciso bisogna avere la coscienza che la decisione presa  stata la migliore. Se la bambina torna col padre, lei rimanendo padrona del suo patrimonio glielo serba per lavvenire; il conte, sebbene in faccia alla legge non possieda nulla, riceve per dal signor marchese Baldi lautissime rendite, divide con questo la propriet del palazzo, e potr forse promettere a persone influenti nella famiglia di collocare la figlia in mani sicure, in un istituto o altrove, e farle dare leducazione che le conviene. Gli argomenti che possono essere contro a questo progetto, sono da lei troppo conosciuti, perch io li esponga.... Ho finito,  disse dopo un breve silenzio.
 E io ho deciso!  rispose fermamente la contessa alzandosi.  Non mi interrompete, Marnieri. Avete fatto il vostro dovere da buono e leale amico e consigliere, e vi ringrazio. Ora faccio il mio. Scrivete per me allavvocato del conte Arcieri che io non rinuncio al diritto di tenere con me mia figlia, che preferisco educarla nella povert e nelle privazioni che in qualsiasi altro luogo, ove le potesse accadere un giorno di assomigliare a suo padre.  Lavvocato ebbe un impercettibile sorriso dapprovazione e dorgoglio, e guard con occhio lucente la bella persona ritta davanti a lui, che appoggiando la bianca mano sul tavolino debano e sollevando laltra con grazia ed energia, rinunziava con quelle parole a tutte le sue ricchezze.
 Se domani prima di sera non ha mutato intenzione,  rispose lavvocato con molta seriet,  io scriver al conte la sua risposta.
 Oh non muter!  disse con veemenza la contessa;  dovessi morire sulla paglia non gli darei il mio angioletto adorato, che egli farebbe soffrire e maltratterebbe come ha fatto soffrire e ha maltrattato me. Non gli affiderei leducazione duna creatura, che pervertirebbe col suo esempio e con quello delle persone che lo circondano.  deciso, Marnieri, non se ne parli pi. Oh la mia piccina non soffrir privazioni! S, Marnieri, se quello che ho non baster, sapr lavorare e guadagnare del denaro. Quelluomo crede di ridurmi alla disperazione, ma non ci riesce. Sar povera, ma la mia energia non si domer per questo. Avr sempre una parola di sprezzo per lui e del coraggio per sopportare lietamente le miserie della vita. 
Lavvocato le stese la mano.  Le privazioni si fanno sentire ogni giorno, e sono difficili a sopportarsi,  disse.
 Non importa,  rispose con fermezza la contessa,  se quelle saranno troppo dure, lavorer, avr il conforto di sapermi utile, di impiegare in qualche modo la mia intelligenza, la mia volont. Non me lavete detto tante volte, avvocato, che sprezzate gli oziosi, e che la gente che non sa far nulla non  pi gente del tempo nostro? Ebbene, vedrete se la sorte mi impone codesta necessit, quanto sar capace di fare; vedrete come sapr sprezzare i pregiudizi della mia casta.... Non mi guardate con quellespressione dubbiosa. Vi pare dunque impossibile? 
Lavvocato non rispose subito, ma losserv in silenzio.
 Forse siete uneccezione,  disse poi. La contessa trov ancora un pallido sorriso.
 Siete diffidente verso le persone della mia condizione?
 S,  rispose con semplicit lavvocato. La contessa divenne pensosa e torn a sedere al posto di prima assorta in mestissime riflessioni. Stette muta un pezzo, quasi avesse dimenticato la presenza di Marnieri o che lesser lui presente non bastasse a toglierla a quei pensieri. Lavvocato non ard interrompere quel silenzio. Egli sapeva che, passato leccitamento provato nel primo momento dallindole vivacissima della contessa, ella doveva per meditare a mente fredda le cose dette, e misurare tutta la gravit della sua posizione attuale.
Marnieri, nel mentre che la contessa se ne stava sopra pensiero, immersa nellincertezze dolorose del presente, intimorita da quanto prevedeva nellavvenire, ne osservava con crescente interesse la fisonomia intelligente e giovanile.
Essa aveva la fronte alta e spaziosa, sulla quale ricadevano folti e ondulati i capelli neri; aveva gli occhi grandi, nerissimi, talvolta scintillanti di lieta malizia, talvolta velati e pensosi; aveva il naso sottile, le narici mobili, la bocca fresca, rosea, sorridente, che scopriva facilmente dei denti piccoli e bianchissimi, la linea delle gote e del mento assomigliava a quella di certe donne dei Cesari, che ancora sammirano nelle statue e nelle medaglie romane. Le mani e i piedi aveva piccolissimi, la statura piuttosto alta ed una grazia quasi felina nelle mosse del collo e della persona. Era tanta larmonia di tutto il suo essere, che a stento lattenzione si fermava sui particolari di essa; era una bellezza la sua, nella quale dominava la grazia, e la purezza e regolarit dei lineamenti sembrava piuttosto nascondersi dietro a quella, quasi non fosse che accessoria.
Era difficile figurarsi un essere come questo, fuori da quellatmosfera elegante che la circondava in questo momento. Sembrava fatta apposta per la vita facile, lieta, brillante, cui era stata destinata dallinfanzia.
Il viso dellavvocato diventava sempre pi mesto e serio a misura che egli losservava. Il risultato delle sue riflessioni era difatti poco buono.
Parevagli difficile assai che la contessa potesse sopportare con animo rassegnato le difficolt gravissime che la sorte accumulava intorno a lei.
La sua compassione cresceva, e con dolore sentiva di non essere pur capace di far cosa alcuna per soccorrerla.
La contessa Bianca fu la prima ad interrompere quel silenzio.
 Pensava,  disse volgendosi con gentile abbandono allavvocato,  pensava in questo momento a delle vecchie storie che mi raccontava la mia nonna precisamente in questa sala, mentre essa sedeva in quella poltrona che vedete accanto alla finestra. Erano leggende o fiabe, il pi delle volte narrava le vicende e le sventure di persone della nostra famiglia. E gli eroi dei suoi racconti erano tutti forti, pazienti, orgogliosi di soffrire, come se a questo mondo un bacio o una speranza vincessero la morte e la miseria. Non so perch ora sintrecciano a pensieri dei casi miei codeste istorie della povera nonna.... Forse  perch sono diventata povera anchio e disgraziata e che al mondo non ho che un affetto solo, quello della mia piccina.... Lei sola,  disse poi mestamente. Tacque ancora un momento, indi si alz, e guardando Marnieri con un sorriso affettuoso gli disse:  Sono uningrata io che parlo dabbandono e di povert con voi. Non possiedo la vostra amicizia? Possono essi togliermi un amico come voi? Possono essi mettere la mano sopra i tesori della mia giovinezza? Possono essi togliermi lenergia, la speranza, i cento raggi di sole che danzeranno perpetuamente laddove sogna un cuore che ha ancor vicini i ventanni?  And presso al cembalo e sedette.  Potr una parola brutale interrompere la catena delle eterne armonie che sgorgano dal cuore e prendono forma con un lampo di genio nella potenza del suono? Venite qui, Marnieri, e sentite. Non posso, non voglio pi pensare alla catastrofe di stasera. Accostatevi al cembalo. Voglio pensare con lui alle mie disgrazie.  E la contessa trasse dolcemente dei melanconici accordi dallistrumento; poi visto che lavvocato seduto accanto a lei, piegato il capo fra le mani, ascoltava raccolto e commosso, suon come fosse sola e quasi chiedesse alla musica una risposta a tutte le ansiose domande della sua mente. Suon lungamente, prima a sbalzi quasi con agitazione febbrile, poi si abbandon con maggior calma al conforto dellarmonia.
Era tardi, allorch Marnieri torn a casa quella sera. Era stanco e agitato. Rispose con dolcezza ai rimproveri di sua moglie, che laccusava daverla lasciata sola tutte quellore e and a coricarsi, pensando e ripensando alla decisione della contessa; ora dibattendo con se stesso la parte legale della quistione, ora quellaltra che era rappresentata dalla bella immagine della contessa, circondata dallaureola della giovinezza, dallentusiasmo, dalla speranza, che gli sembrava ravvolta nelle indefinibili dolcezze della musica.
Non pot dormire per un pezzo, e quando saddorment, sogn di lei, e la vide in un paese lontano che non riconosceva pi, ma che gli pareva daver visto altre volte. Poi il sogno si fe pi chiaro, e riconobbe il giardino e la casa ove avea vissuto adolescente e che era stata la sua; le sale, la serra, la sua camera dallora e la contessa Bianca era l con lui e gli diceva che non aveva pi nulla e che bisognava vendere ogni cosa.  Perfino questo,  avea detto, indicando un ritratto di sua madre che era appeso alla parete; e la contessa parevagli una bambina e aveva dei grossi goccioloni neglocchi. Poi si era seduta davanti ad un vecchio cembalo, nella sala ove egli aveva giuocato tante volte nellinfanzia e sera messa a suonare lo stesso pezzo di musica che aveagli realmente suonato la sera innanzi. Egli lo sent tutto in sogno, e nella sua mente si confusero allora armonie e memorie della giovinezza, dolore e speranza, e allorch gli parve di sentire lultima nota, balz nel sonno e si svegli.
Il sogno era dileguato; ma le memorie lontane, destate da esso, restarono vive, e lavvocato non dorm pi.
Nei giorni seguenti vi fu un grande andirivieni nella casa della contessa Bianca. Molti amici, alcuni parenti lontani, accorsero per confortarla, per consigliarla, per biasimarla, infine poi per curiosit e sapere come stavano le cose. La contessa aveva fatto parlare assai di s per le sventure domestiche che lavevano colpita. Tutti sapevano che il suo era stato un matrimonio combinato per orgoglio e ostinazione dei tutori e parenti, e che il conte Arcieri, giovane dissipato e scialacquatore, non sera deciso a codesto passo che per acquistare pi quattrini da spendere nel modo che eragli abituale. Bianca usciva allora di collegio, era timida e fiduciosa. Si trov vincolata ad un giovine leggiero e vizioso, che prese la sua timidezza per stupidit, la sua fede ingenua per ipocrisia e che ne abus indegnamente. Quando era ubbriaco la maltrattava; quando poteva, gli faceva capire in ogni modo che non lamava. Allest perfino nel palazzo del suo vecchio zio Baldi, che gli lasciava far tutto a modo suo, un appartamento ad una ballerina che egli manteneva, e allorch una sera mezzo briaco le volle presentare quella donna che essa ricus di ricevere, la minacci brutalmente in presenza dei domestici e di un suo parente. La cosa si seppe da tutti. La contessa Bianca lasci per sempre in quella sera la casa del marito e part per la sua villa sul Lago Maggiore. Fu concesso alla contessa di tenere sempre presso di s la bambina, ed il conte Arcieri vergognoso forse per lo scandalo accaduto non sera fatto pi vivo. Pi di due anni erano scorsi da quel tempo e lavvocato del conte era entrato da poco tempo in trattative con quello di Bianca. Era evidente che egli meditava qualcosa, e la contessa se ne avvide ben presto. Ma Bianca non era la timida giovinetta d'altre volte. Sera temprata nel dolore, era divenuta forte e risoluta; tutte le belle qualit del cuore e dellintelligenza si erano rapidamente sviluppate in lei. Aveva messo a profitto questi due anni e mezzo di tranquillit morale, di libert e di riposo; aveva ridonate le forze alla sua delicata persona vivendo molto allaria aperta, facendo lunghe gite a piedi o a cavallo nelle valli vicine; aveva raccolto lo spirito nello studio, nella lettura e di quando in quando aveva preso parte ai divertimenti che le erano stati offerti nelle vicine villeggiature. La sua lieta natura aveva dovuto piegarsi ad afferrare anche i lati pi serii della vita, ma quella dura necessit erale stata salutare lezione.
La contessa Bianca accett con calma e dignit i consigli che le vennero dati, accolse con un sorriso le profferte di aiuto, di devozione che le furono fatte da varie parti, e conged tutti con garbo e con grazia, senza accettare n consiglio n aiuto. La contessa era impaziente di queste visite, impaziente per laffollarsi della gente intorno a lei, quasi offesa di questo diritto che avevano gli altri di sapere e parlare delle cose sue. Aveva bisogno di essere sola, di occuparsi della sua bambina, di raccogliersi nell'isolamento con quella creatura, e meditare ci che doveva fare.
A poco a poco il suo desiderio fu esaudito e i frequentatori della villa si fecero pi rari; i parenti tornarono in citt e a coloro che non sapevano decidersi a lasciarla sola o a non molestarla con vari suggerimenti, la contessa fece intendere che era venuto il tempo dandarsene. Marnieri era partito per Milano affine di stabilire definitivamente quanto riguardava gli interessi della sua cliente. Come egli laveva preveduto, ci che lavvocato del conte Arcieri fece risultare come vero patrimonio di esso fu s poca cosa, che lassegno che su quello venne fatto alla contessa e alla figlia bastavano appena per vivere assai modestamente. Intanto il conte passava allegramente il suo tempo nel palazzo Baldi, possedeva cavalli, equipaggi; ma tuttoci figurava come propriet del marchese Baldi suo zio.
Trattenuto da altri urgentissimi affari, lavvocato non pot tornare cos presto come lavrebbe desiderato.
Le prime nebbie dottobre calavano sul Lago, allorch Marnieri vi giunse. Appena arrivato, volle andare dalla contessa Bianca. Era circa la stessa ora, nella quale un mese fa recavasi da lei per portarle la triste notizia della perentoria domanda del conte. Questa volta non sincammin per il sentiero, ma segu la strada postale, ed entr dal cancello del giardino. Era una sera umida e oscura. Dei nuvoloni densi e bigi nascondevano la luna e le acque del Lago agitate e minacciose non riflettevano come allora le colline ridenti e le bianche ville che sorgono lungo la riva. Il freddo precoce di quellautunno che aveva gi ingiallite le foglie doveva avere anche avvizzito i fiori, perch non lo avvolse la solita fragranza, allorch sinoltr nel giardino. Il cembalo era muto, i vetri della sala chiusi; tutto era silenzio intorno alla villa.
Marnieri entr frettoloso nel vestibolo, dove sonnecchiava un vecchio servitore. Al suono dei passi dellavvocato quegli si dest, e riconosciuto il visitatore, lo accolse con un sorriso di benevolenza e lo aiut premurosamente a levarsi il paletot.
 La signora contessa  disse, precedendolo ed aprendogli le porte dellantisala e della sala   su, dalla signorina.
 La signorina  malata?  domand subito lavvocato.
 Nossignore,  rispose il servo,  ma la signora contessa non avendo pi n la governante n la bambinaia, non vuole affidarla alla cameriera.
 Non ha pi n la governante n la bambinaia?  disse lavvocato con sorpresa.
 Cosa vuole, signore,  rispose il vecchio, andando al caminetto per accomodare il fuoco e rimettere delle legna,  quelle due erano proprie ragazzaccie senza cuore e senza testa, che non meritavano davvero la fiducia della signora contessa.  Hanno sentito a buccinare che forse dovevano succedere dei mutamenti in questa casa, e senzaltro hanno accettato le proposte di una famiglia inglese, che abitava qui presso e sono andate via.  L'avvocato guardava mestamente il fuoco che si riaccendeva.
 Tanto meglio, Beppe,  dissegli,  se essendo cos come erano, le sono andate via. 
 S, e che il diavolo se le porti,  disse il vecchio servo con energia.  La perdoni, signor avvocato, se le manco forse di rispetto. Ma lasciar l, sui due piedi, una buona signora come la nostra.... Via, la non mi va gi, se potessi io far da governante, da bambinaia e anche da balia, qualora la signora contessa me lo comandasse vorrei farmi a pezzi per obbedirla.  E il vecchio dicendo queste parole stuzzicava il fuoco con rabbia.  Un servo fedele come voi, Beppe,  gli rispose con benevolenza Marnieri,  val pure per la contessa quanto quelle due scapate. 
 Lo ringrazio, signor avvocato,  disse con una certa umilt dignitosa.  Ma per questo non pu impedire che la signora contessa manchi di quei servigi che le devono esser fatti. Erano proprio create apposta per andare a servire degli eretici protestanti, dei villani arricchiti e non meritavano lonore di riverire e obbedire la nostra signora, figlia di signori e nella cui casa non ha mai comandato un mascalzone. La mia famiglia di generazione in generazione ha servito i conti Orlandi, di cui nacque la contessa, e nessuno di essi a memoria duomo manc di obbedienza e di fedelt a suoi nobili padroni.  Quelle due sgualdrine non andavano a Messa la domenica e leggevano il giornale come la signora contessa! Ai miei tempi ci insegnavano la Santa Religione e lobbedienza ai padroni, quanderavamo ancor piccini piccini e nessuno mancava allora al suo dovere. Il mio nonno buonanima si fece ammazzare col conte Orlando, bisnonno della signora contessa, in una gran battaglia che combatteva la regina Maria Teresa contro un Re di non so qual paese che si chiamava Federico, e mio padre, che Dio lo protegga, and col signor conte Alberto in certi deserti dellAffrica, e sebbene fosse malato e vecchio non volle lasciarlo, e mor l.  Il viso dellavvocato si era fatto serio e il vecchio credette daverlo tediato colle sue chiacchiere, perch lasciando dun tratto le molle e la paletta, si scus, e disse che sarebbe andato ad avvertire della sua venuta la sua padrona.  Il Marnieri rimasto solo continu a guardare pensoso la fiamma che brillava lietamente nel caminetto.
 Su cinquantamila bricconi che si creavano colle vecchie idee ne usciva forse un galantuomo saldo nel suo dovere, inesorabile per il male, come questo. Quanti galantuomini avremo noi per 50 mila bricconi?  Lavvocato parlando cos fra s, si era fatto serio serio e fissava con insistenza labbagliante chiarore della fiamma, e vi sarebbe stato un pezzo intento ed immobile seguendo il corso dei suoi pensieri che dalle parole del servo lo riconducevano a meditare le dolorose condizioni della signora, se una mano, posandosi sul suo braccio, non lavesse scosso da quella meditazione. Si volt e vide il bel viso della contessa che lo guardava con una espressione di gioia.
 Finalmente!  esclam, e gli stese le due mani. Lavvocato le prese e la fiss in silenzio con interesse e benevolenza.
  un pezzo che non ci vediamo,  disse.
 Lo so,  rispose vivamente la contessa.  Avevo bisogno di voi.
 Perch?  domand esso.
 Lo ignoro,  disse Bianca,  ma quando siete vicino, mi sembra che il peso delle mie disgrazie scemi per met.
 Davvero?  rispose quasi sorpreso lavvocato poi con una espressione di dolore e di malcontento aggiunse:  Non le merito queste buone parole, io non potetti far nulla per lei.
 Potete pi di quanto forse credete di potere, mi date la sola cosa, di cui abbisogni adesso, il coraggio e lenergia.  Poi mutando tuono domand:  Che nuove mi portate?
 Quelle che scrissi,  rispose lavvocato, cambiando anche esso lespressione e la voce;  la sola novit che ho da aggiungere a quelle, non deve sorprenderla, perch labbiamo preveduta, per, forse, come tantaltre la colpir dolorosamente.  La contessa lo guardava ansiosa.  Tra una settimana  continu a dire lavvocato, abbassando la voce quasi temesse di esprimere forte quello che doveva comunicarle  fra una settimana il procuratore del conte verr a prendere possesso di questa villa e di tutte le cose che essa contiene.
 Cos presto!  esclam la contessa.
  presto, lo so,  rispose lavvocato, guardandola con compassione e nello stesso tempo con espressione di affetto e di protezione quasi paterna.  Ma cosa importa che sia presto, allorch un giorno o laltro questo deve pure accadere?  quasi meglio cos; la lenta agonia di queste settimane avr finalmente un termine e oggi a otto tutto sar finito!
 Avete ragione,  rispose la contessa,  tutto sar finito! Mi avranno spogliata dogni cosa, mi avranno cacciata dalla casa dei miei avi, ma sar libera, non avr pi a trattare con essi.  Tutto sar finito!  Bianca era stata per vivamente turbata da quellannunzio. Si mise a passeggiare su e gi per la sala in silenzio, ora fermandosi davanti un oggetto, ora davanti un quadro, ora osservando con occhio torbido e velato dei ritratti di famiglia che pendevano dalle pareti.
Lavvocato la seguiva con uno sguardo inquieto, ma non ard parlarle, n si scosse dal luogo ove si trovava. Era commosso e si vergognava di farle vedere la sua commozione, non sapeva poi qual piega avessero preso in quel momento nellanimo suo lo sdegno e il dolore.
La contessa continuava a passeggiare nella sala, a guardare i visi scoloriti dei suoi nonni e bisnonni e ad accarezzare delle statuette di porcellana di Sassonia. Pareva che avesse dimenticato che egli era l presente. Dun tratto si ferm dinanzi a lui.
 Ho ventidue anni e sono sola,  disse con una voce concitata e commossa che egli non aveva udito da lei mai, e che lo fece trasalire.  Ho una creatura che amo e che proteggo, ma non vha nessuno che ami e che protegga me. Se ci fosse qualcuno che mi volesse bene, non mimporterebbe di lasciare questa casa; ma le vecchie cose qui dentro mi son divenute cos care, come accade fra persone che si vedono sempre e col tempo diventano amiche, ed io che non ho nessuno che mi ami, mi sognavo che quei visi lass e quelle statuette sul tavolino mi volessero un po di bene. Cosa mi rester ora che mi divido da esse? Non ho nessuno che si curi di me.  La contessa era vinta da un crudele sentimento di abbandono, dal dolore di vedere a realizzarsi cos presto la sua condanna; si sentiva sola e commossa da mille sentimenti diversi, dei quali non sapeva ancora rendersi ragione.
Il cuore di Marnieri batt con violenza; quel grido inatteso di dolore della contessa Bianca echeggi nel suo animo; parve vi risvegliasse tutto ci che egli da tanti anni vi avea faticosamente sopito; e allorch la contessa sollev il viso e guard quello dellavvocato, quasi non lo riconobbe. Un raggio ardente di passione brillava nel suo occhio, unespressione indicibile di dolcezza e dentusiasmo animava, trasformava il suo volto.
 Ti amo, Bianca,  esclam con energia e passione.  Ti amo pi dogni cosa al mondo,  e strinse la contessa fra le sue braccia. 
Ella non rispose parola; vinta dallemozione e dal dolore lasci cadere il capo sulla spalla di Marnieri e vi pianse come un fanciullo piangerebbe al collo della madre.
Era troppa turbata, stordita dalle sue sciagure, troppo felice di vedere realizzato un desiderio segreto e violento che lei stessa ignorava, aveva troppo bisogno di affetto e di protezione per comprendere tutta la trista follia di quellistante.
La contessa piangeva, e Luciano col viso chinato sulla nera capigliatura di Bianca la guardava con occhio torbido e appassionato.
Il vecchio pendolo di sala pareva sbattesse rabbioso nella sua antica cassa di legno, il fuoco semispento fischiava sinistramente come quando, a detta del volgo, vuol presagire sventura, e il vento scuoteva sibilando gli alberi del giardino. Ma essi nulla sentivano n vedevano, fuori di s. Finalmente lavvocato sollev la testa e guard incerto come chi si sveglia da un sogno, la sala, i quadri, il grande specchio davanti a lui.  Vi guard lungamente. Vide i suoi capelli grigi, il suo viso di quarantacinque anni e la bella e snella figura della contessa, che singhiozzava sulla sua spalla. Si ramment quello che aveva detto, quello che aveva fatto, e guard ancora incerto il luogo ove era.
Sper daver sognato. Fece un movimento e la contessa si scosse. Non cera pi dubbio. Era vero! Lui, lui luomo di quarantacinque anni aveva detto alla contessa Bianca che lamava. E lavvocato chin daccapo la testa su quellaltra testolina nera, che cominciava a destarsi da una convulsione di pianto, e sorb la dolce fragranza di quelle trecce scure, guard come trasognato la bianca fronte appoggiata al suo abito umido di lagrime e pens che non aveva mentito. Oh no, le aveva detto il vero lui, l'uomo di quarantacinque anni!
Un sorriso sardonico, pieno di dolore e dira, sconvolse tutta la sua fisonomia, lalter, linvecchi. Si guard ancora nello specchio e si vide decrepito! Avrebbe voluto prendere quel vecchio nel cristallo e batterlo e insultarlo; quel debole, quello stolido che alla sua et non aveva saputo tacere tre brevi parole!
Eppure lamava, lamava. Sentiva che le voleva bene pi di ogni cosa al mondo come glielo aveva detto; sentiva che dopo una lunga austera esistenza, dopo molti anni di lavoro e privazioni, stringeva finalmente fra le braccia lideale realizzato delle sue aspirazioni giovanili, lessere sconosciuto, ignorato, ma desiderato sempre; sentiva colmato il vuoto della sua esistenza.
Dei grossi goccioloni pendevano alla sua fronte. Lui, quel vecchio signore l dentro in quello specchio, lui a quarantacinque anni padre di famiglia.... si mise a ridere.  Era un ghigno, non un riso.  La contessa indietreggi spaventata e lui non la trattenne. Le braccia che lavevano stretta gli caddero inerti lungo i fianchi, e stette l immobile a guardarla; avvilito, irritato, confuso come un colpevole, un pazzo, uno stolto, un uomo che si espone volontariamente a tutte le durezze del ridicolo e del disinganno.
La contessa sera coperta il viso con ambe le mani e non ard guardarlo, indietreggi ancora e si lasci cadere in una poltrona. Era una larga e antica poltrona a intagli, guernita di soffici cuscini. La contessa quasi vi spar, tanto vi cadde di piombo, accasciata e ripiegata sopra se stessa.
Lavvocato avrebbe voluto che essa vi fosse sparita del tutto, cos avrebbe potuto fuggire, l fuori, nel buio e nel silenzio della notte. Sarebbe stato solo a ridere laggi.
Fuggire lui, Luciano? Lui che ignorava il pericolo, quando non la amava, lui che sera sempre sentito cos forte e coraggioso....
Guardava fisso fisso quella poltrona; la guardava con delle angoscie di desio e di terrore. Se il bel viso della contessa fosse uscito di l ridendo pazzamente fra le lagrime? Era un mutamento, del quale la sua lieta tempra era capace. E non naveva essa ora tutto il diritto? Il sudore gli grondava dalla fronte, guardava sempre la poltrona, senza muoversi.
Finalmente la personcina affondata nei cuscini si mosse; stette in orecchio, e impaurita dal silenzio, sollev il capo, lo volse timidamente come avesse paura di guardare, e incontr locchio fisso di Marnieri.
Nessuno dei due parl; si scrutarono con incertezza, con timore, quasi uguale; scemando in lui ogni ardire per paura del ridicolo, quanto in lei lo domava la naturale ritrosia della signora.
Lo sguardo di lei lo calm ed egli si riebbe.
 Non ride, contessa?  disse con amarezza, interrompendo finalmente il silenzio. Il grandocchio di Bianca mesto e pensoso si fiss nel suo pieno di incertezza.
 Perch ridere?  rispose con voce ancora commossa.
 Non lo sa?  disse vivamente lavvocato.  La ringrazio. Forse  perch il suo sguardo non  mai arrivato sino.... ai miei capelli bianchi. 
La contessa balz in piedi come se volesse dire qualcosa, ma poi tacque. Lavvocato che era tornato padrone di s, prese il suo cappello, fece un profondo inchino e disse:
 Perdoni, contessa, mi conti fra i suoi servi pi fedeli e mi comandi, quando ha bisogno di me, ma non torner qui, se non chiamato da lei. 
Bianca gli stese la mano e sent una stretta al cuore che le imped di parlare. Lavvocato sinchin profondamente e le baci la punta delle dita, poi savvi per uscire. La contessa voleva richiamarlo, voleva dirgli di non abbandonarla, voleva raccomandarsi a lui; ma non ard. Gli parve di vedere la moglie e i figli di Marnieri che si frapponevano fra lei e lui, gli parve di commettere una cattiva azione e lavvocato part.
Il giorno innanzi alla partenza della contessa dalla villa, vi era un grande andirivieni nellappartamento al primo piano. Bauli fatti, roba sui tavolini e le sedie. Tutta la casa aveva gi preso unapparenza squallida e disabitata, sebbene non si fosse levato un mobile, un quadro, una tenda dal suo posto; ma si scorgeva che la mano sapiente della padrona di casa non aveva pi presieduto da parecchi giorni allordinamento dellappartamento, alla distribuzione dei fiori, delle giardiniere, di quei cento ninnoli che danno laspetto abitato ed elegante ad una casa; poi quella roba gettata l alla rinfusa, quelle casse aperte, quei domestici che correvano silenziosi in qua e in l, tutto ci faceva presagire, anche a chi non lo sapesse, che stava compiendosi un triste avvenimento.
Bianca dimostrava dellenergia e della calma, dava gli ordini con grazia, quasi con una mesta dolcezza, come di chi dice ad una persona delle parole di addio; poi accarezzava la bambina ora con affetto, ora con orgoglio. Era per lei che subiva tutto questo! E il bel viso della contessa Bianca aveva allora una espressione altera e soddisfatta.
Pranz allora consueta nella gran sala terrena, sola colla piccina. Il vecchio Beppe la serviva, ma non serviva collesattezza e la prontezza solita; aveva gli occhi gonfi come fosse infreddato e la mano gli tremava porgendole il piatto. Voleva dire qualcosa, ma non ardiva. La sua signora non parlava, e perfino la piccina non apriva bocca e se ne stava buona buona come non lo era mai. Eppure bisognava che Beppe dicesse ci che aveva a dire, non sapeva se la sua signora partiva al mattino o dopo il mezzogiorno, e il tempo stringeva.
Quando Dio volle, la contessa si volse verso lui e disse:
 Se il tempo  bello domattina avvisami in tempo, perch Bruno sia sellato per le otto. Prima di lasciare questo Lago voglio salutare i luoghi che mi sono pi cari. E tu, se ti senti ancora abbastanza forte per venire con me, monterai la Morella e mi seguirai come mi seguivi bambina. Ho fatto la prima passeggiata a cavallo guidata da te, domani faremo lultima. 
La contessa parlava con voce chiara e sicura, ma il povero vecchio si asciug gli occhi senza poterle dapprima rispondere.
 Signora contessa,  balbett,  non sar lultima di certo; ma quanto a seguirla, fosse in capo al mondo, la seguirei a pi zoppo, se le piacesse di comandarmelo. Anzi.... se permettesse.... la scusi, signora contessa.... Avrei.... vorrei.... chiederle un favore. 
Il poveretto pareva l l per confessare un misfatto. La contessa lo guardava con sorpresa.
 Ma di pure, Beppe, sai bene che se io posso ancora fare un favore, lo farei ben volentieri a te.
 La ringrazio, signora contessa, la ringrazio, lo sa bene che non merito, ma infine....  Beppe era arrenato del tutto e non trovava pi una parola che lo rimettesse a galla.  Ma vede,  continu a dire,  io.... noi.... la mia famiglia.... abbiamo sempre servito fedelmente la sua casa. Noi.... vede.... non faccio per dire, signora contessa, non faccio per dire, ma  proprio vero, siamo stati tutti fedeli e devoti agli Orlandi di padre in figlio.
 E chi di noi non lo sa?  rispose vivamente la contessa.  Beppe, sei il solo fra i miei servi che lascer con vero dolore. 
La voce di Bianca era commossa, mentre diceva queste parole.
 Oh signora contessa,  troppo buona,  balbett di nuovo Beppe.  Ma vede.... io volevo pregarla per questo a farmi.... un favore. Noi abbiamo servito i suoi nonni e bisnonni, e io non posso, signora contessa, servire un altro padrone....
 Come! Vuoi andar via!  esclam Bianca.
 Sissignora, signora contessa, se lo permette, se mi facesse il favore, la grazia di permettermi di continuare a servirla e obbedirla, vorrei.... venire con lei, signora contessa!  disse finalmente con maggiore franchezza il vecchio.
 Con me!  rispose la contessa mestamente.  Ma non sai che la mia condizione  mutata e che non posso pi tenere parecchie persone al mio servizio! La sola Lisa mi accompagna e per ora non posso prendere altri. La mia futura casa non assomiglier punto a questa, sar modesta, ma modesta assai. Qui invece ebbi la promessa dallavvocato del conte Arcieri, che resterete tutti alle condizioni di prima, ed io spero, Beppe, che egli possa esserti un buon padrone.
 Signora contessa,  rispose risolutamente il vecchio,  lei pu rifiutare di permettermi che io laccompagni, e allora dovr obbedire, ma io il conte Arcieri non lo servir. Gli altri restano, lo so. Ma io, signora contessa, no. Servire lei  diverso, labbiamo fatto tutti; come i suoi nonni seguivano il Re che andava alla guerra, cos la gente di casa mia seguiva il conte Orlandi. Ma obbedire a un altro signore.... cambiare come fanno tutti i servitori doggigiorno, e riverire e obbedire qui un padrone che non so neppure di chi sia figlio.... La perdoni, signora contessa, se quei po di risparmi che ho fatto non basteranno, chieder lelemosina: e quando sar malato andr allospedale; ma un altro padrone, se lei non mi vuole, non lo servo! 
Vi fu un breve silenzio. Bianca commossa guardava il vecchio e fedele servitore che le rivelava tanta sincera devozione.
 Signora contessa,  ricominci a dire Beppe,  la Lisa ed io ci conosciamo da un pezzo; essa  una brava donna della vecchia tempra. Abbiamo bisogno di cos poco; poi.... perdoni, signora contessa, lardire, la sfacciataggine mia, ma.... vede.... di salario.... la scusi, signora, la non dia retta.... se.... ma.... di salario.... non ne ho proprio bisogno  Beppe era proprio al colmo dellimbarazzo, aveva gli occhi gonfi di lagrime e sentiva una voglia pazza di fuggire sotto alla tavola. Lui, Beppe, dire allillustrissima signora contessa queste cose! Ma come fare se la signora non voleva proprio intendere?  La mia famiglia  continu a dire  ha ricevuto tanti beneficii, tanti doni, tanti favori dalla sua! Signora contessa, sono un povero vecchio, non sono buono a nulla, ma mi lasci morire in casa sua! 
Bianca non ne poteva pi. Aveva il cuore gonfio; le commoventi parole del servo fedele risvegliavano in lei cento memorie di affetti dileguati, di cari vincoli famigliari spezzati dal tempo o dalla morte, e questo vecchio devoto rappresentava le cose passate, commovendola colla pi leale e generosa delle abnegazioni.
 Ti ringrazio, Beppe,  rispose risolutamente,  vieni pure con me e restaci per sempre.  Essa gli stese la mano, il vecchio servo chinandosi gi gi le baci la punta delle dita e disse:
 Signora contessa, se mi avesse regalato un regno non sarei cos felice! Che Dio la compensi mille volte per questa carit. Per tutta la vita finch potr e pi che potr, servir lei e la signora contessina;  e fece un gesto quasi volesse giungere le mani sulla testa della piccina.
Cinque minuti dopo, Beppe pareva un altro. Camminava diritto, la mano non gli tremava pi, e aveva un viso cos lieto, che sembrava ringiovanito. Ma gli sera anche levato un gran peso dal cuore! Era una settimana che si sentiva a soffocare.
Quando torn in cucina, gli altri domestici che si mettevano a tavola, lo guardarono con sorpresa.
 Che hai vinto al lotto, Beppe,  grid uno di essi,  hai un viso cos allegro?
 Cos stato?  domand un altro.  Hai trovato un tesoro nel giardino?  No, no,  grid la fattoressa,  ha messo i numeri della partenza della signora 
Beppe le dette unocchiata che la fece rientrare di mezzo braccio sotto alla cuffia.
 Veneranda,  disse dignitosamente dopo un momento di silenzio,  mi farete il piacere di far portare nella mia camera tutto quello che avete di roba mia in guardaroba.
 La vostra biancheria?  rispose molto sorpresa la Veneranda.  E cosa ne volete fare? Che vi salta il ghiribizzo di metter sei camicie alla volta?
 Voglio la mia roba, Veneranda,  disse lentamente e con sussiego,  perch parto domani colla signora contessa! 
Un gran silenzio segu queste parole; la Lisa soltanto che pranzava colle altre, gli dette unocchiata piena di riconoscenza e di approvazione. Gli altri non dissero nulla.
 Uhm!  fece finalmente con unalzatina di spalle un giovane, che aveva delle lunghe fedine ed era stato cameriere un pezzo a Parigi.  Uhm! ci vorr stare poco bene, e meglio sarebbe rimaner qui con quel ricco signore che  il padrone di questa casa.
 Il padrone?... salt su a dire con ira Beppe; ma poi si morse le labbra e tacque; lo guard dalto in basso e borbott fra s:  Si vede che non ha servito che della canaglia.  Pareva che Beppe in quella sera avesse un blasone in tasca da tramandare senza macchia alla posterit.
Bianca era per lultima volta nella sua sala, mentre nella cucina si dicevano queste cose. Tutto il giorno era stata silenziosa, aveva disposto ogni cosa per la partenza, dando gli ordini con calma ed energia, quasi non si trattasse che del consueto ritorno in citt; ma sul viso le si leggeva una calma che era soltanto apparente; il suo volto vedevasi contratto ed aveva avuto talvolta in quel giorno una espressione altera e severa che non le era abituale; ma dopo il pranzo quella contrazione cess. La contessa aveva ritrovato il suo raggiante sorriso, e la piccina accanto a lei guardava tutta consolata il viso ridente della mamma.
La contessa aveva trovato nel suo abbandono e nella sua sventura un tesoro nascosto, un raggio di luce nelle tenebre: un cuore umano sincero, devoto, leale. Laddove non avrebbe mai cercato, le si affacci la pi eletta immagine dellabnegazione e del dovere, una eredit daffetto che le tramandavano i suoi avi e che la legge o lingordigia umana non potevano appropriarsi, un feudo vivente damore e di devozione che passava di padre in figlio inalterato e puro. Di tutta la sua fortuna le restava un cuore fedele e poi.... La contessa si colse allimprovviso, mentre pensava ad una persona, alla quale sera proibita di pensare. Il suo bel sorriso spar, e ridivenne seria. Ma non lo poteva divenire del tutto. Aveva in s, senza saperne il perch, un bisbiglo inquieto di voci giovanili, di vaghe, indefinite speranze, una certezza temeraria della propria energia e della propria volont. Dopo una settimana di dolore represso, di angoscie e timori combattuti e nascosti sempre, vera in lei un risveglio di giovent, di fede, di forza lieta e baldanzosa. Sedette al cembalo e suon. Suon molto con vigore e con passione. Pareva volesse applaudire se stessa del suo coraggio e ne fosse lieta e constatasse che nessuno laveva aiutata.
Non sapeva quanto pu un esempio di lealt e di abnegazione, e quanta fede suscita nel cuore unazione buona.
La contessa si coric pi presto quella sera, era stanca e dorm tutta la notte di un sonno profondo. Quando si svegli al mattino, il sole penetrava gi fra le socchiuse imposte nella camera, e di fuori si sentivano gli uccellini cantare allegramente nel giardino. Era lultima mattina! La contessa guard un momento la sua camera fiocamente illuminata da un sottile raggio di sole, i grandi quadri, i vecchi mobili di noce intagliato, le tende di damasco bleu scuro, e uno specchio in cornice debano di faccia al suo letto. Guard, e poi chiuse gli occhi stretti stretti e balz dal letto. Indoss rapidamente una veste da camera e suon il campanello.
  gi levata, signora contessa?  esclam la Lisa entrando. Bianca le rispose con un sorriso, e poi and nellaltra camera ove riposava la bambina. Mentre la Lisa preparava le cose necessarie alla toletta della signora, si sentiva di l il lieto cinguetto della piccina che si vestiva assistita dalla mamma, poi la contessa ricomparve, e la Lisa laiut come al solito a pettinare i suoi folti e morbidi capelli neri. La contessa si vest con cura e con attenzione come sempre, si fece portare labito nero da cavallo che indoss, poi di ordine di prepararle quello da viaggio, avendo fissato di partire dopo la colezione; e messasi il cappellino, scese nel cortile.
Bruno, un bel cavallino moro, pronto e sellato, passeggiava guidato da un palafreniere su e gi nella corte. Beppe attendeva anchesso presso al suo, larrivo della padrona. Egli sembrava ringiovanito, aveva un portamento quasi altero co suoi compagni, vestiva la sua livrea, come il militare porta la divisa, e le sue spalle curve dagli anni seran raddrizzate come per incanto. Corse a tenere la staffa alla contessa, che montata rapidamente in sella part di trotto seguita da Beppe.
La mattina era chiara e fredda laria, trasparente. I contorni dei monti, delle case e deglalberi erano nettamente delineati sul fondo azzurro del cielo, le foglie erano qua e l ingiallite, e lungo la via dei rami secchi scricchiolavano sotto ai piedi del cavallo. La contessa percorse un lungo tratto di strada al trotto, poi volse a destra nel bosco e infil un sentiero che saliva gradatamente verso il monte. Rallent il passo del cavallo e sorb a larghi sorsi laria pura e profumata del bosco. Bianca era animata dalla corsa, dalla fredda brezza del mattino, dalla bellezza del paesaggio che stendevasi davanti ai suoi occhi; si sentiva giovane, forte, aveva delle temerarie speranze nel suo avvenire. Le pareva che gli uomini e le cose dovessero alfine piegare sempre, dinanzi alla ferma volont e ai tenaci propositi, le pareva che fintanto che quella lieta esuberanza di vita faceva battere le arterie di un corpo giovane e sano, fintanto che la natura era cos bella, chi voleva fortemente, poteva sempre farsi strada framezzo agli ostacoli e le sventure, o giungere a realizzare i propri desiderii. E mentre pensava queste cose, gli uccelli cantavano allegramente fra le foglie, il sole luccicava qua e l attraverso il fitto del bosco e lardente cavallino di Bianca calpestava inquieto il terreno erboso e fiorito, e sembrava altero di portare quella bella persona, che lasciate ricadere le briglie sul collo accarezzava la sua folta criniera.
Dun tratto la contessa raccolse le briglie del cavallo e lo ferm. Fissava un punto fra gli alberi e sembr volesse tornare indietro, allontanarsi, fuggire. La bella espressione che aveva avuto fino allora spar, gli occhi lucenti, le guance colorite, la bocca semiaperta quasi ad un vago sorriso, tutto nel suo aspetto era mutato; quel chiarore del suo volto spento, dileguato. Gi il suo cavallo obbediente alla sua mossa aveva vlto il capo, gi la contessa sembrava decisa a cambiare strada, allorch col viso di nuovo sorridente spinse rapidamente avanti il cavallo, e in tre passi di galoppo trovossi a quel punto ove pochi istanti prima aveva fissato locchio tutta sgomenta.
Lavvocato Marnieri passeggiava tranquillamente lungo quel sentiero, volgendo le spalle alla contessa.
Su quel terreno erboso i passi e lo scalpitare dei cavalli non si udivano, e soltanto quando la contessa, spinta la cavalcatura al galoppo, gli fu quasi addosso, egli volt la testa e vide Bianca dietro a lui, animata, lieta, coi suoi grandi occhi neri che sembravano chiedere e dire mille cose in una volta.
Marnieri la guard un istante, impallidendo e senza parlare. Egli aveva tanto desiderato di rivederla e ne aveva avuto paura nello stesso tempo.
 Ho fatto male?  disse Bianca timidamente, vedendo che Marnieri la guardava senza aprir bocca, e gli stese la mano.
 S,  rispose con semplicit lavvocato, e nello stesso tempo con unespressione che smentiva la sua breve parola.  S, ma vi ringrazio,  disse piano, levandosi il cappello e stringendole la mano.
 Vi vidi da lontano,  replic la contessa leggermente turbata,  e volli tornare addietro, ma poi ebbi vergogna e dolore di farlo, mi pareva che potessi far meglio di ci e sono venuta.  Bianca aveva il viso sorridente e locchio scintillante.  Ho da dirvi una parola,  soggiunse:  sono lultime ore che dimoro in queste valli, vorrei passeggiare ancora con voi.  E dicendo questo, scese da cavallo, prese le briglie e attese che Beppe la raggiungesse. A questo, che era sceso pure, consegn Bruno, e gli disse dattenderla in quel luogo fino al suo ritorno; poi, rialzata con grazia la lunga veste sul braccio sinistro, senza dir altro, accett il braccio che Marnieri le offr in silenzio. Camminarono qualche tempo nel bosco senza parlarsi. Lei appoggiata leggermente al braccio di lui, lui pensoso e turbato, sentendo cos vicina a s quella persona seducente, in mezzo a quegli alberi fitti e discreti ove perfino il romore dei passi si perdeva fra lerbe e i fiori.
 Marnieri,  disse finalmente con franchezza la contessa, allorch fu ben sicura che nessuno la sentiva.  Voglio dirvi che  una vilt questo che abbiamo fatto sino ad oggi, che della gente come noi, come voi ed io,  soggiunse con un sorriso pieno dorgoglio e di seduzione,  deve potere sempre ci che vuole, e non deve perdere la fede nella propria volont, perch in un giorno di stanchezza si lasci scappare di bocca una parola imprudente. Non sapete che abbiamo bisogno luno dellaltro, noi, vecchi amici? 
Marnieri la guard, incerto come dovesse interpretare le sue parole. Il suo sguardo si perdette un momento in quei due occhi splendenti che lo fissavano.
 Lo sapeva prima di voi,  rispose Marnieri.
 E dunque?  continu con persuasione la contessa,  dunque, perch dividerci, perch allontanarci lun dallaltro, allorch basta spegnere fra noi unaudace fiammella di discordia?
 Di discordia?  susurr con leggiera ironia lavvocato.
 Discordia, s,  ripet con fermezza la contessa.  La chiamo come posso, perch noi non possiamo e non dobbiamo darle un altro nome. Quella fiamma temeraria vogliamo soffocarla, e lo potremo se lo vorremo.
 No!  rispose cupamente Marnieri.
 Non avete la fede voi,  disse la contessa con dolcezza e insistenza.  Non credete come me a certi miracoli dellenergia e della bont, non credete che delle mani pure possano posarsi su quel fuoco ardente, senza abbruciarsi?
 No, non lo credo, e non posso credere limpossibile, per fare piacere a me stesso o ad un altro,  rispose con forza Marnieri.
 E sagrificate allora unamicizia pura, inalterabile, unaffezione seria, per tener viva una fiamma che non arde che per opera vostra?  replic Bianca.
 S,  rispose lavvocato;  allora almeno non mi tormento, non inganno, non chiamo amicizia ci che non lo , non rubo ad un sentimento ci che  suo per darlo a un altro.
 Questo vuol dire che la mia fede non vale, e la mia amicizia non vi basta?  disse la contessa mestamente, levando il suo braccio da quello dellavvocato.
 No, non mi basta,  rispose Marnieri senza trattenerla. Un piccolo silenzio segu quelle parole. La contessa si era scostata e guardava ammutolita lerba che premeva col suo piede sottile. Lavvocato invece la fissava con insistenza.
 Non mi basta,  disse,  perch non ho venticinque anni, ma quarantacinque. Non mi basta, perch ho lesperienza che non avete voi, e perch ho dei desiderii che voi non provate. A me manca il tempo daspettare. Non posso rimettere la mia felicit a domani; devo averla oggi. Ne ho bisogno, la voglio. A quarantacinque anni si sa che lamore non  amore, fintanto che non  completo. Chi essendo molto giovane non lo sa, ne ha per lintuizione; chi ha gi provato, dice con pazienza, verr. Ma io non aspetto, perch non posso aspettare, e perch vi amo davvero, capite?  La contessa chin leggermente il capo senza rispondere.
 Se avessi venticinque anni  continu a dire Marnieri,  vi vedrei come una Dea lass fra le nuvole, vi avrei collocata sopra un piedestallo, mi basterebbe ladorare il vostro bianco piedino; ma adesso vi vedo quale siete, vi amo e vi desidero; non ho perduto nessuna delle delicatezze e delle ammirazioni di giovent, ma ho anche tutta la sapienza e laudacia della mia et. Ho fatto fino ad ora una vita regolare, quasi esemplare, sono stato probo in ogni cosa, ho avuto lamore, il desiderio del matrimonio, della paternit, non ho sciupato nulla del mio cuore e della coscienza; il lavoro, lo studio, le cose belle, ecco quello che amai; e sprezzo, s, lo dico anche ora, sprezzo tutto quello che la societ tollera come fatti inevitabili. Ho lorrore delladulterio e del libertinaggio. Perci lamicizia che voi mi proponete e che in buona fede credete pura, io la credo perversa e per questo la respingo. Allorch un uomo  stato austero e lontano dagli amori di societ tutta la sua vita, egli non comprende quella mezza misura, quegli stati nascosti di aspettativa e di speranza, queglinganni reciproci che velano mille desiderii proibiti. Il solo amore possibile per lui, il solo relativamente onesto,  il pi completo, perch  il pi vero e il pi leale. 
La contessa rialz la testa con una espressione quasi altera.
 E la conclusione?  disse.
 La conclusione , che dobbiamo lasciarci, cio che io non devo vedervi pi,  disse con fermezza e con indescrivibile mestizia lavvocato.
Bianca si pent di quella mossa altera di prima e sent una fitta al cuore.
 Lasciarci?  disse.
Lavvocato fece un passo verso di lei e le prese le due mani.
  forse possibile, Bianca,  disse piano piano,  che mi vogliate bene?  Bianca non rispose. Lo guard senza muoversi, senza proferire una sillaba.
 Sarebbe possibile?  continu Marnieri, tenendo sempre strette le sue mani,  sarebbe possibile che dopo aver camminato tanto nella vita, senza dolcezze e senza amore, dopo aver vissuto e lottato, dopo aver creduto che il cuore fosse freddo e calmo per sempre, dopo aver creduto di possedere nella volont la forza che il lavoro degli anni passati ha dato ai miei muscoli,  possibile che ora mi venga dal vostro labbro una parola, per la quale tutto cambi e tutto si rinnovi nella mia esistenza?
 E se fosse?  replic Bianca mestamente.
Una vampa di caldo, di gioia, un riflesso di felicit si sparse sul viso di Marnieri.
 Se fosse, perch non dirlo? Perch non dire,  una gioia,  una sventura, la prenderemo e la subiremo insieme? Perch negare ci che  vero, dal momento che ? 
La contessa tolse le sue mani da quelle di Marnieri.
 E la vostra famiglia?  disse lentamente e sottovoce.
  una parola dolorosa la vostra,  la disgrazia, la sventura,  il pensiero che dovrebbe essere sempre presente e non esprimersi mai fra noi, se noi  disse guardandola  ci amassimo. Ma adesso questo dolore  per me solo. Dal giorno che vi ho amata, che me lo son detto, ero colpevole verso la mia famiglia; dal giorno che ho preso fra le braccia la vostra bambina e avrei voluto esserne io il padre, feci un torto ai miei figli; quello che pu ancora accadere fra noi non riguarda pi la mia famiglia. Il padre di famiglia che ama unaltra donna  colpevole, poco importa come e quali sieno i vincoli che lo legano alla persona che ama; sia un amore che si conserva nei limiti di unamicizia come lo sognan molti, sia un amore diverso, la famiglia vera  in egual modo defraudata dalla nuova, sia creata dai desiderii o dal fatto. Cos  per me che non cesser di amarvi mai!  aggiunse con forza e sicurezza.
 Adesso comprendo che dobbiamo dividerci,  rispose dopo un breve silenzio la contessa. E la sua voce tremava, e il suo viso sera fatto pallido pallido.  Ci che avete detto pu servire a voi, non a me. 
 Lo so,  replic lealmente Marnieri.  Se siete ancora a tempo, e lo siete,  disse fissandola mestamente,  andate. Voi potete ancora lasciarmi, mentre io non potrei pi lasciar voi. I miei capelli grigi e i miei quarantacinque anni devono rendervi facile il cmpito, se mai vi pot sembrare difficile; pensate se per un momento vi parve doloroso il perdere un amico, pensate che questo amico  marito da diciotto anni, padre di quattro figli, che la societ ha calato sopra di lui la cappa di piombo dei vincoli pi santi e pi legittimi e che tutti lo conoscono come uomo austero, rispettabile, che lui non pu amare, sognare, sentire tutte quelle pazze gioie delladorazione e dellamore, senza rendersi ridicolo; pensate che quellamico  un vecchio insensato, che vorrebbe amarvi, che la vostra immagine fa vibrare nella sua mente delle melodie infinite, che il vostro sorriso scuote ogni sua fibra, come le vostre bianche dita, quando posandosi sui tasti, strappano allistrumento tutta una divina sinfonia di Beethoven. Sono deglinni, delle esultanze, delle grida di gioia e di speranza qui sotto a questi capelli bianchi, delle armonie che se echeggiassero, dovrebbero empire tutto il silenzio di questo bosco colla follia e lebbrezza della loro forza! E questo vecchio ridicolo, abbastanza intelligente per ridere di s, smemorato al punto di rammentare per la prima volta alla sua et le cose dei ventanni, questo vecchio vi offrirebbe un amore colpevole e la derisione di tutti, forse la propria, in compenso! Andate, contessa, io resto qui!  Lemozione pareva lo soffocasse.  Andate che  facile landare. Io resto solo!  Bianca lo guardava esitante e commossa, lo amava e lo compiangeva. Le sue ultime parole terribili e logiche risvegliavano in lei un sentimento generoso. Gli parve vile il lasciarlo, gli parve che egli potesse credere e forse lei stessa persuadersi, che ci che egli aveva detto, la spingesse davvero ad abbandonarlo; le parve, inconcepibile contradizione, che il lasciarlo solo coi suoi quarantacinque anni, col ricordo della sua famiglia e dei suoi doveri e quel pazzo amore per lei in core, fosse vilt, e il sentimento generoso fu pi forte del sentimento morale.
Lavvocato si era seduto sopra un tronco che giaceva a terra, quasi fosse deciso a rimanere, mentre lei sarebbe tornata sola sulla strada. Si era coperto il viso colle mani e non la vedeva. Aspettava che se ne andasse, sapeva che doveva andare e non voleva vederla partire. Ma dun tratto sent la contessa vicina a s; rialz il viso e la guard.
 Non partite?...  disse titubante.
 No,  rispose Bianca, e gli stese la mano.  Non vi lascio solo in un momento come questo. Voglio che veniate con me. 
Marnieri la guard incerto, collocchio spalancato di chi sente una notizia impreveduta, incredibile.
 Con voi?  balbett.
 Con me,  rispose dolcemente.
 Bianca!  grid, coprendo le sue mani di baci, chinando la sua fronte sino al lembo della sua veste, guardandola come un pazzo, un allucinato, prostrandosi come un credente che vedesse apparire il suo Dio.  Bianca, ti ringrazio, ti adoro!  E tutto ci che aveva in cuore, tutto ci che fino a quel giorno non aveva mai detto a nessuno, lo disse, seduto ai suoi piedi e guardando i suoi occhi. E quasi il mondo fosse suo, quasi non dovessero mai passare lore, e che al di l di quelle verdi fronde non esistessero altri, lui le diceva le soavi cose che aveva in core e sentiva lanimo suo struggersi in quei sorrisi. Ed era ringiovanito, trasformato; nessuno che lavesse visto l, lavrebbe riconosciuto. Marnieri era scomparso, cera laltro; quellaltro che la signora Marnieri aveva visto un momento fra le ombre dun giardino e che dallora in poi non aveva mai saputo ritrovare; quellaltro era l, e per la prima volta in vita sua poteva vivere ed amare. Luciano, timido, riconoscente, si era prostrato dinanzi alla contessa con tutta ladorazione dun cuore di ventanni. I detti audaci e superbi di prima non li ripet, non chiese pi una promessa, neppure una speranza. Le diceva che lamava, glielo diceva con tutta quella grande disordinata eloquenza di un essere intelligentissimo che ama per la prima volta; e quelle parole le offriva come si intuonerebbe un inno, dinanzi allaltare di un idolo.
Bianca lo guardava e sentiva che ogni detto di lui vibrava nel suo cuore, che la sua eloquenza rapiva lanima sua, sentiva che luomo che le parlava non era pi n lavvocato Marnieri, n il padre di famiglia, n il marito dunaltra. Era una creazione sua e dellamore, era un essere che non esisteva che per lei, che senza lei dileguava.
Entrambi, divisi luno dallaltro dallo spazio di ventanni, erano colti insieme, lei nel vigore della giovinezza, lui al limitare della vecchiaia, per la prima volta, dal turbine della passione. Lui dimentic in quellora lesperienza della sua et, lei i doveri e le angoscie della sua posizione. La testa grigia di Luciano pieg a quel soffio giovanile e si chin gi gi nella polvere dinanzi a quellidolo vivente con tutte le timidezze e le adorazioni di un primo affetto.
Quando si riebbe e si trov seduto ai piedi di lei, colle bianche mani della contessa fra le sue, prov un sentimento dinfinita dolcezza e nello stesso tempo prov quasi vergogna della sua felicit. Sapeva che Bianca avrebbe dato a lui ci che egli non avrebbe mai potuto ricambiarle e che pure essa aveva il diritto di esigere; sapeva che tutti queglanni vissuti prima di lei mettevano fra loro unineguaglianza che nulla avrebbe potuto togliere, quella ineguaglianza creata dalla natura, che concede egualmente a tutti il tempo di forza, di potenza, poi quello di debolezza e di dipendenza. I suoi giorni buoni erano passati e quelli dellindigenza della materia e del pensiero stavano forse per incominciare; egli lo vedeva e lo sentiva, e dalla piccola grinza al capello bianco, da certe momentanee tetraggini della mente ai sorrisi che facevansi sempre pi rari e pi freddi, sentiva che laristocratica natura lo spingeva fuori dalla cerchia dei suoi giovani eletti. Gli ripassarono vagamente dinanzi aglocchi le immagini di certi rosei e ricciuti bambini visti al collo di vecchi nonni grinzosi e cadenti, mentre a lui pareva che le gentili creature dovessero presto appassire fra quelle braccia, ed ora la contessa gli ricordava uno di quei bimbi.
Lamor suo pareva dovesse stendersi come un ombra sulla raggiante giovinezza di Bianca, e Marnieri dopo un lungo silenzio alz gli occhi e guard il viso della contessa.
 E domani?  dissella mestamente.
 Domani  rispose Marnieri, dimenticando forse nellegoismo della passione che la contessa poteva anche pensare ad altro  domani  vostro, non mio. Potrete anche.... scordare,  disse piano, premendo di nuovo le sue labbra sulla mano di Bianca.
 Scordare?  ripet a mezza voce la contessa,  scordare che noi....  poi si ferm. Quel noi echeggi stranamente in bocca sua; dopo tante parole gi dette che esprimevano ancora pi di quel noi, fu la prima questa che le parve stravagante, colpevole, che le mise sotto aglocchi la situazione vera.
 Perch,  esclam dun tratto,  perch ci siamo detti queste cose? 
Marnieri sorrise.  Potevamo forse non dirle? Non le sapevamo entrambi? 
 Si doveva tacere,  rispose la contessa con tuono incerto.
 Avete avuto paura di tre lettere, Bianca,  disse lavvocato, fissandola coi suoi occhi intelligenti e appassionati,  di una povera parola che avete pronunziato mille volte in vita vostra e che oggi, perch  vera, vi ha fatto spavento. Avete detto noi, Bianca, e poi navete avuto paura. Osereste dire che quel noi non  vero? Osereste dire che tu ed io Bianca non possiamo dir noi?  domand con violenza.
Bianca non rispose, lo guard lungamente e capiva che ogni minuto che passava, legava sempre pi il suo affetto e il suo pensiero a quelluomo ardente e leale.
  male, male assai....  rispose pensosa quasi parlasse a se stessa e si alz scostandosi da lui. Marnieri si alz anche esso, e prendendole dolcemente la mano la pass nel suo braccio.
 Ho detto forse che non  male?  gli disse, camminando con lei per la stessa via onde erano venuti.  Lo so, ma , e non v forza umana che possa mutare questo fatto; perch ormai  indipendente della nostra volont,  divenuto un modo di essere nostro; s, nostro, Bianca, non sentite che abbiamo il diritto di dire noi? 
Bianca non rispose, ma affrettava il passo.
 Parto per Milano fra tre ore,  disse poi. Lo guard senza ardire di esprimere tutto il suo pensiero.
 Fra otto giorni vi sar,  rispose prontamente Luciano, sentendo con dispiacere per la prima volta che il loro amore avrebbe dovuto in avvenire crescere allombra dei sotterfugi.  Potrei salutarvi al momento della partenza? 
Bianca esit.
 Sar un momento doloroso....  disse, quasi volesse farsi perdonare dinanzi alla propria coscienza ci che desiderava.  Avr tanto bisogno di vedervi,  aggiunse poi vivamente con affetto.
 Grazie,  rispose Marnieri stringendole la mano.
Bianca affrettava il passo e gi erano vicini al luogo ove Beppe aspettava coi cavalli. Essa cerc di dare allora una piega pi calma alla conversazione e si mise a narrargli di Beppe e dei suoi progetti.
Discorrendo di queste cose giunsero ben presto al luogo di ritrovo.
Marnieri aiut la contessa nel montare a cavallo, poi le strinse la mano e le disse piano:  Fra due ore. 
I cavalli partirono, e Marnieri rimase immobile nel mezzo della piccola strada, seguendo coglocchi, finch pot, la bella immagine della contessa che andava perdendosi fra gli alberi del bosco. Poi si mosse di l e torn al posto ove erano stati insieme. Si mise a sedere su quel tronco ove lei si era seduta, colse dei fiori e dellerbe quasi appassite e ripiegate al suolo, che lei aveva calpestato col suo piedino, guard le cime degli alberi, i rami folti che ombreggiavano quel luogo e che lui aveva visto, mentre era stato seduto ai suoi piedi, che le aveva parlato del suo amore e gli sembrava che tutte quelle cose gli fossero divenute care, fossero entrate nella sua intimit e sapessero quanto egli lamava.
Da lontano si ud il rintocco di una campana. Lavvocato si scosse.
Suonava lora, in cui soleva tornare a casa. Egli si alz quasi senza saperlo.
Tornare a casa? Tornare l, fra loro, fra i suoi figli grandi e sua moglie gi vecchia, lui, che aveva in cuore tutte le follie della giovinezza, lui che aveva detto a Bianca che lamava e che sapeva dessere riamato?
Andandovi avrebbe potuto credere che tutto questo fosse stato un sogno e che non era vero.... Non vero che essi si amavano.... pareva una fiaba laver vissuto tantanni senza amarla! e ora doveva andare a casa per ricordarsene? A casa?
Egli aveva una casa che non era quella di lei? Una casa dove aveva una moglie e quattro figli! lui! lui che aveva detto noi, perch sapeva che in cuor suo non vera posto per altri, perch sapeva che tutta la sua vita apparteneva a lei! Cosa doveva andare a fare adesso in quella famiglia? Non lavrebbero riconosciuto.  Marnieri pass la mano sulla sua fronte come volesse con quel gesto calmare il turbine che sagitava l sotto. Prov un dolore profondo, quasi avesse perduto senza colpa propria deglesseri amati o che un avvenimento impreveduto lo separasse dai suoi. Sent che un legame caro, vecchio, si era spezzato in quellora e che la sue mani non avrebbero pi saputo riannodarne le sparse fila.
Torn a sedere su quel tronco e guard di nuovo i fiori e lerbe avvizzite che teneva fra la mani.
Non gli resterebbe altro di tutto quello che egli aveva accumulato per s nella vita?
Ebbe un momento di indicibile malinconia e dolore.
Neglanimi forti, i grandi amori non vivono pacatamente accanto ai piccoli affetti; invadono tutto e uccidono spietatamente tutto ci che visse prima di essi. Ma non vi ha amore che muore in questa incompleta natura umana per essere sostituito da altro anche migliore, che non trovi parte di essa che lo pianga e dolga. E Marnieri nella sua grande gioia piangeva le piccole gioie che morivano in lui, e sapeva che erano finite e dileguate per sempre, perch gli affetti hanno una vita tenace, che un lontano ricordo tien vivi ed  duopo anche obliarli per spegnerli intieramente.
Quella stessa mattina, mentre la contessa Bianca trovavasi ancora fuori di casa, era accaduto alla villa Orlandi un avvenimento imprevedutissimo.
Il conte Arcieri era giunto improvvisamente.
Per un errore di date che fece il suo procuratore, egli credette la villa deserta prima che la fosse, e trovandosi a caccia nelle vicinanze del Lago, eragli venuto il capriccio donorare di sua presenza questa sua nuova propriet. Rimase perplesso e sgomento, allorch intese dai domestici la poco gradita notizia che la contessa sua moglie vi abitava ancora e non sarebbe partita che fra qualche ora. Era l l per tornare addietro, dicendo che verrebbe pi tardi, ma poi si vergogn di far questo in presenza dei domestici accorsi per ossequiare il padrone, e dopo averli salutati con viso scuro e con un tuono di voce irritata, accese un sigaro e and a passeggiare nel giardino.
Il conte Arcieri non desiderava menomamente dincontrarsi con sua moglie. Alla memoria di lei sassociavano nel suo pensiero ricordi spiacevoli e tediosi. Abituato dallinfanzia a far tutto a modo suo, in occasione di questo matrimonio era stato contrariato per la prima volta. Lo zio Baldi laveva voluto; e lo zio Baldi gli procurava i mezzi di soddisfare ogni suo capriccio, e lo proteggeva in tutte le stravaganze che commetteva e per lavvenire aveagli assicurata tutta la sua immensa fortuna; non era dunque convenienza opporsi alla sua volont. Ma lArcieri se aveva dovuto piegarsi quasi per forza a sposare la Bianca Orlandi, aveva giurato in cuor suo di mostrare allo zio ed agli altri parenti della sposa in qual conto tenesse i sacri vincoli del matrimonio, e lo aiut in questo proposito la poca simpatia che gli ispirava la contessa Bianca. Egli era ancora troppo giovane per apprezzare la timidezza, linesperienza, limpacciata ingenuit di sua moglie, che ignara affatto delle cose del mondo chiedeva a lui con infantile ignoranza di essere guidata e istrutta. Se ne annoi e la derise, e corse ancora pi pazzamente per la via, gi percorsa prima, della dissipazione e delle follie.
Lo zio non lo rimproverava; anchegli, allorch la conobbe, non am questa giovane che con inesplicabile alterigia aveagli dimostrato gi nei primi mesi unantipatia, di cui ella stessa non sapeva rendersi conto. Egli lavrebbe voluta pi gaia, pi esperta, pi disinvolta. Pareva che in quella famiglia tutto saccordasse per rendere infelice lesistenza della sposa, per sospingere sempre pi il giovane marito sulla cattiva strada; pareva anche che lo zio diventasse ogni giorno pi indulgente per il nipote e ingiusto verso la moglie di lui.
Come le cose andassero alla peggio, lo sappiamo; e il conte Arcieri che dopo glimpeti stravaganti e violenti del suo carattere aveva anche dei momenti di calma, sera pi di una volta pentito di non avere trovato mezzi pi decorosi per liberarsi dalla presenza di sua moglie.
Lo zio laveva rimproverato dapprima, ma offeso poi per laltera fermezza, colla quale Bianca aveva accolte le sue proposte di conciliazione, si era chetato, e in cuor suo era contento che la non ci fosse pi. Il mondo per non fu tanto indulgente, e fece sentire al colpevole marito la sua disapprovazione. LArcieri cap che il mondo non aveva torto; nebbe rabbia e vergogna, e di tutto questo accus sempre pi vivamente la povera Bianca che nera la causa innocente.
Un giorno lo zio gli neg del denaro, e gli disse nel primo impeto dimpazienza, che la fortuna di sua moglie gli apparteneva, e che prendesse piuttosto quello che la legge gli concedeva, che la limosina da esso. Diverso sarebbe stato se egli avendo con s la figliuola avesse chiesto per lei. Lo zio era molto malato di fegato in quel giorno e non sapeva n con chi n come sfogare la sua bile. Ma lArcieri di malattie di fegato non se ne intendeva punto e aveva bisogno urgente di denaro. Senzaltro scrisse al suo avvocato quella proposta che sappiamo.
Unora dopo era convinto daver commessa unazionaccia, ma non era pi a tempo, n avrebbe potuto levarsi altrimenti dimpiccio; ma la sua ira contro la contessa Bianca si fe ancora pi intensa.
Erano pi di due anni che non la rivedeva, che aveva sfuggito tutte le occasioni di sentirne parlare, che aveva perfino dimenticato che ella fosse stata sua moglie. Ora, in questo giardino, in questa casa dove aveva passato alcune settimane con lei, se ne rammentava, e pareva che la sua fantasia si compiacesse ad esagerarne nella memoria i difetti e i lati pi spiacevoli del carattere. Si ricordava daverla veduta col lavoro, seduta su quelle panchette da giardino, tutta intenta al ricamo come una collegiale che deve fare il suo cmpito, con certi vestiti semplici, ineleganti come quelli di una mezza monachella; la ricordava tutta impaurita, quando esso arrivava inatteso con una brigata di amici, guardarlo sgomenta, non sapendo pi che cosa fare o dire che non potesse spiacergli. Il conte si era perfino maravigliato, allorch gli avevano detto ora che la contessa era uscita a cavallo; egli non la ricordava che come una persona timida, malaticcia, paurosa.
LArcieri passeggiava impaziente e noiato pensando a queste cose, allorch il cancello del giardino si spalanc dun tratto, e un cavallo impaurito dallo scricchiolare dei ferri del medesimo, entr nel viale del giardino, impennandosi e minacciando di prendere la mano a chi lo guidava.
Era Bianca. Ma la mano ferma e destra di lei lo dom ben presto e lo rimise al passo. Il conte muto e sorpreso si era fermato l dove era prima. Egli non aveva subito ravvisato la contessa. La bella e ardita signora che sedeva con grazia ed eleganza su quellardente cavallino, il bellissimo viso animato dalla corsa, raggiante per una felicit intravveduta per la prima volta allora, la graziosa e originale acconciatura del capo, tutta questa splendida apparizione era talmente diversa dalla persona, alla quale il conte stava appunto pensando, che dapprima non la riconobbe.
Bianca occupata a frenare il suo cavallo non aveva ancora volto lo sguardo dalla parte, dove egli stava. Allorch il cavallo si fu calmato, essa rialz il capo e vide suo marito.
Al primo momento credette di essersi ingannata. Il suo grande occhio nero e lucente si fiss di nuovo sopra di lui. Non cera dubbio; era il conte Arcieri! Che cosa era venuto a far qui? E perch veniva cos presto? Meditava egli forse qualche nuovo insulto?
Quando essa fu vicina a lui, ferm improvvisamente il cavallo. LArcieri stordito dal suo apparire, dal contegno fermo e altero di lei, lev il cappello e fece un inchino profondo.
 Non credeva, signore,  disse la contessa con alterigia,  che dovessi avere ancora lonore dincontrarmi con lei. A qual motivo posso ora attribuirlo?
 A un errore che prego di volermi perdonare,  balbett il conte con uninsolita umilt.  Credeva che.... fosse.... gi....
 Partita?  soggiunse la contessa con un mezzo sorriso, aiutandolo nel suo imbarazzo.   cortesia, signore, in questo caso, dire ci che in altri sarebbe offesa,  riprese con prontezza;  vorrei per sperare per lavvenire dalla sua avvedutezza che questo errore non si ripetesse.  La contessa sembrava attendere una risposta, mentre ferma dinanzi a lui sul cavallo che sbuffava ansante e impaziente, seguiva colla flessibile ed elegante persona i movimenti inquieti della cavalcatura. Il conte la guardava trasognato, egli non sapeva persuadersi che questa fosse la pallida, timida e piangente donnina, che aveva abbandonata in un giorno di scandalose querele la sua casa. Non sapeva che cosa rispondere; era umiliato, stordito, avrebbe dato volentieri dieci anni della sua vita per essere a mille miglia di l.
 Signora, le assicuro,  rispose imbarazzato,  le assicuro che ignorava che ella fosse ancor qua.... Non vorrei che pensasse di me.... quello. che.
 Oh non dubiti!  rispose con vivace ironia la contessa e con uno di quei raggianti sorrisi che erravano da unora sul suo viso.  Non dubiti. Non penso di lei che ci che  vero e vedendola ora qui, in questo luogo,  disse con audacia,  non penso che una cosa sola, ed , che non vorrei essere io l davanti a me come lei, conte, vi  adesso; che darei mille volte ci che possiedo di meglio, per essere io e non lei, se fossero state mutate le parti! 
Un lampo dira balen nellocchio del conte. Ma il suo sguardo perdette a poco a poco lespressione di collera, abbass il capo e disse:
 Non credevo, contessa, che dovesse finire cos; forse la colpa.... non  tutta.... mia.
  probabile,  rispose Bianca con energia,  la colpa  sempre fuori di noi, e soltanto  disgrazia lappropriarsela. In questo lei non  stato fortunato. Chiamiamoci intanto, soddisfatti che tutto sia finito per sempre, e conto sopra di lei, perch un altro dialogo, spiacevole come questo, non si rinnovi fra noi. Il mondo  cos bello, cos grande e tanto  lo spazio,  soggiunse con un tuono pi dolce, quasi lieto,  che dovrebbe essere possibile non incontrarsi mai pi!  E senz'altro spinse avanti il cavallo col volto di nuovo animato, sorridente, come avesse intraveduto altri oggetti, altre genti, e che il conte si fosse dileguato per sempre alla sua vista e alla sua memoria.
Beppe, che si era fermato rispettosamente a distanza, pass anchesso davanti al conte, salutandolo con un certo sussiego deferente.
LArcieri non se ne occorse neppure, era l, nella positura di prima, seguendo collo sguardo la contessa che sparve ben presto fra gli alberi del parco.
Gett via il sigaro che teneva fra le mani e si rimise a passeggiare nel viale. La collera, lumiliazione e nello stesso tempo una viva ammirazione per laltera condotta della contessa lagitavano. Era noiato di essere venuto, e avrebbe desiderato che il fatto che cagionava la sua venuta non l'avesse mai provocato. Era stata unazionaccia la sua, lo sapeva anche prima, ma adesso quellazione gli sembrava peggiore. Pareva a lui che tutte le accuse che potevansi fargli giustamente si personificassero in quella donna bella e graziosa; e quei pensieri cos insoliti per lui lo molestavano, accrescevano la sua impazienza e la sua ira.
Cammin agitato e rabbioso per unora intera nel parco, n saccorse che un servo si avvicinava con passo affrettato, cercandolo fra gli alberi.
 Signor conte,  disse appena gli fu vicino,  la signora contessa che sta per partire, vorrebbe farle consegnare alcuni oggetti che le appartengono.
 Degli oggetti.... la contessa?...  replic egli perplesso e noiato.  Io non so niente. Il mio uomo daffari....
 Non  giunto  rispose il servo  e la signora contessa vuol partire.
 Ed e lei.... che vi manda?  domand lArcieri.
 Sissignore!  Il conte senza dir altro torn addietro, si avvi verso la villa, attravers il giardino, entr nel vestibolo e di l nella sala.
Non vera nessuno.
Volse lo sguardo incerto e confuso da tutti i lati della stanza.
Riconobbe molti oggetti visti col altre volte, conferm fra s senza riflettere, senza volerlo, che anche qui erano accaduti dei mutamenti; vi ritrov, senza rendersene conto, limpronta di quella graziosa persona, intravveduta unora innanzi per la prima volta.
Divenne pensoso. Il fatto di trovarsi adesso in quel luogo lo turbava.
Le finestre erano aperte, e il bel sole del mattino entrava allegramente nella sala; gli uccellini di fuori suglalberi cantavan delle liete canzoni; vera unimpudente letizia in questo chiaro giorno dautunno che splendeva ignaro dangoscie e di rimorsi. Il conte era irritato da tuttoci senza sapere perch; avrebbe voluto che fosse notte, buio, che questa sala fosse brutta, squallida, che la donna che vabitava fosse vecchia, cattiva e avesse sulla coscienza tutte le colpe che aveva lui. Invece il cielo era limpido e azzurro, il sole splendeva in tutta la sua forza, gli uccellini cantavano senza posa.
Beppe apr la porta della sala.
Il conte si volse rapidamente.
Beppe teneva un cofanetto fra le mani e si avanzava con un fare dignitoso e deferente.
 Signor conte,  disse,  la signora contessa mia padrona mincaric di consegnarle questo cofanetto che contiene gioie appartenenti alla sua famiglia: non essendo ancora giunto il suo procuratore e volendo la mia signora partire a momenti, si trov obbligata di far fare a lei la consegna di questi oggetti....
 Il procuratore non c?  esclam lArcieri con impazienza  ma allora state voi ad aspettarlo! Che so io di gioie o daltro! Non me ne intendo e non me ne importa!  e batt i piedi rabbiosamente.  Volete forse che me lo metta in tasca quel cofanetto? State l come una mummia. Andate e riportatelo alla signora. Che se lo tenga, e se non vuole o se ha bisogno di parlarmi, sono qui ad aspettarla!
 Ma....  disse Beppe imbarazzato  la signora contessa mi dette ordine di consegnarlo a lei senzaltro.
 Ed io vi do ordine di riportarlo,  ribatt irato il conte. Beppe stette ancor l un momento indeciso, poi fece un inchino e torn via.
LArcieri rimase di nuovo solo. Avrebbe voluto avere qualcosa fra le mani da malmenare, da distruggere; avrebbe voluto tornare addietro tre mesi per non aver fatto questo sproposito di spogliare la contessa de suoi beni. Ma pi di tutto desiderava rivederla. Aveva paura e brama di incontrarsi con lei.
Avrebbe voluto spiegarle delle cose che egli stesso non sapeva, avrebbe voluto da lei una parola che non fosse cos alteramente sprezzante comerano state le ultime. Sarebbe venuta? Sarebbesi ostinata nel volergli consegnare quegli oggetti? Quali erano poi? Egli non ne sapeva niente.
Pass un po' di tempo e la contessa non venne, neppure il servo tornava.
LArcieri cominciava a vergognarsi dessere l ad aspettare invano; si sentiva stanco e si mise a sedere in una poltrona. Davanti alla poltrona vera un tavolino, e sul tavolino giacevano sparsi dei libri. Ne apr uno a caso. Erano le poesie di Alfredo De Musset. Sicuramente la contessa aveva dimenticato di riporlo o intendeva che queste cose le fossero mandate pi tardi, perch questo volumetto doveva esserle molto caro. Era segnato e scritto qua e l dalla sua mano, le cose pi belle erano dappertutto sottolineate. Il conte che laveva dapprincipio sfogliato sbadatamente, via via che leggeva ci metteva maggiore attenzione. Le parole scritte dalla contessa, quelle segnate da lei rivelavano un animo turbato dalle passioni  rivelavano un inquieto agitarsi di pensieri ardenti e giovanili e nello stesso tempo unidea, una speranza, gi viva e rigogliosa.
Quale?
Era una confusa intuizione di tutto questo che andava rivelandosi man mano al conte Arcieri. Era un lato nuovo, inatteso, di quella donna che egli scopriva.
Strano a dirsi, ma il conte non aveva mai pensato che quella giovane abbandonata, libera di s, potesse un giorno aprire il cuore timido, afflitto, alle grandi gioie della giovinezza; aveva trascurato di riflettere su questa probabilit, come aveva trascurato di ricordarsi di lei. Adesso, improvvisamente, innumerevoli pensieri gli saffacciavano alla mente diversi e confusi. Metteva insieme questi versi, queste linee scritte sulle pagine del Musset, e la bella, ardita, raggiante, apparizione del mattino, e sentiva che quei sorrisi e quelle speranze la portavano via, lontana da lui, lieta e desiosa ad altre genti, ad altri avvenimenti e che avrebbe amato o forse amava gi un altro.  La contessa Arcieri amare un altro! Gli corse un brivido nelle ossa:  poi croll le spalle e sorrise ironicamente a se stesso.
Che importava a lui? Era forse venuto per fare il moralista, per vigilare la condotta di sua moglie? Egli, Piero Arcieri, che si scandalizzava per due parole a pi dun verso! Rise ancora, ma ebbe freddo al core. Ormai non poteva pi che ridere, sprezzare e tirare innanzi per la via che sera fatto da s, lo sentiva vagamente.
Eppure, appunto ora, lo coglieva di quando in quando un tedio finora sconosciuto, una stanchezza, quasi a momenti un disgusto delle cose che gli stavano dattorno, e che egli non sapeva definire a se stesso. La sua natura fiacca e guasta dalleducazione e dagli esempi cattivi non sapeva sciogliersi dai lacci morali gravi, insulsi, oziosi, che pesavano sopra di esso. Vedeva la rovina di s, con una intuizione incerta che potesse essere forse rovina e senza volont o forza di porvi riparo, n sapendo se in questo caso salvarsi fosse meglio che soccombere.
LArcieri ripose lentamente il libro donde laveva preso e si mise a passeggiare nella sala; poi si ferm davanti alla finestra e guard nel giardino. Sotto ad essa giaceva a terra, capovolta dal vento o dal capriccio della bambina, una carrozzella da ragazzi.
Il conte fiss coglocchi spalancati quelloggetto come se vedesse un morto camminare. Era davvero una cosa morta che risuscitava nella sua mente. Fiss per alcuni istanti ancora quel balocco, poi lentamente torn addietro, cerc collo sguardo e sopra le pareti della sala un campanello, finalmente trovatolo, vi corse. Suon con violenza, quasi temesse di non essere a tempo.
Un servo si present subito.
 Dite alla contessa  gli disse il conte  che prima della partenza la prego di farmi vedere la signorina;  poi si volse dallaltra parte, vergognoso di ci che aveva chiesto.
Il servo usc senza che egli lo vedesse.
Era inquieto, imbarazzato, sembravagli dessere sotto alla influenza di una mala, e che in questa mattina non gli riuscisse pi di fare atti che piacessero a lui medesimo o non fossero contradizioni incessanti.
Pass del tempo che a lui pareva lungo, ma che fu in realt brevissimo.
La porta della sala si apr e si ud il frusco di una veste sullimpiantito e due piedini che savanzavano saltellando.
Il conte si volt e vide sua moglie, tutta vestita da viaggio, altera, pallida, elegante nella semplicit del suo abbigliamento e tenendo la bambina per mano.
 Voleva?...  disse Bianca con voce leggermente tremante.
 Volevo.... no, desideravo, se ella lo permetteva, di salutare la mia.... scusi.... la bambina.  Il conte parlava quasi umilmente; la contessa fece un passo e invit col gesto la piccina ad avvicinarsi a suo padre. Ma la bambina intimorita non si mosse.
 Non mi conosce?...  disse il conte.
 No,  rispose freddamente Bianca. LArcieri guardava la madre e la figliuola come un uomo che si svegli da un sonno profondo e si ritrovi davanti a persone conosciute o sognate altre volte. La contessa pure lo fissava maravigliata, senza sapersi rendere conto della sua condotta. LArcieri stese la mano alla bambina con un sorriso. Era giovane e bello, e la bambina lo guard senza paura.
 Mi daresti un bacio?...  disse dolcemente. La piccina guard incerta la madre e lui. Il viso di Bianca era pallido, impassibile. Il conte stese di nuovo la mano e rinnov piano piano la domanda; la piccina fece un passo verso lui e lArcieri la prese nelle sue braccia.
La contessa si scosse. Non seppe domare un sentimento di paura, di terrore quasi che gliela portassero via. Ma non disse nulla.
Il conte accarezzava la figliuola, che sebbene impaurita e confusa lo lasciava fare; poi senza badare alla moglie che ritta vicina ad essi sembrava aspettare, si mise a sedere tenendo sempre la bimba sulle ginocchia, guardandola con curiosit, con una attenzione quasi avida di non lasciarsi sfuggire neppure un gesto o uno sguardo.
La bimba pienamente rassicurata si mise colle bianche manine a baloccarsi colla catena doro e i ciondoli dellorologio che portava suo padre.
 Come son belli?  esclam. Il conte lev lorologio, la catena e quei gingilli e glieli dtte.
 Prendili,  disse. La bambina lo guard un momento con occhi attenti e spalancati.
 Per baloccarmi?  domand piano, e guardando la mamma che volse lo sguardo altrove.
 S, per baloccarti, per farne ci che vuoi,  rispose. La bambina gett un grido di gioia; prese tutto colle due mani e svelta come un uccellino balz dalle ginocchia di suo padre e corse a far vedere il dono alla mamma che non rispose. Il conte la guardava e susurr fra s:
 Strana cosa una creatura cos! 
La contessa ud codeste parole, sebbene egli le dicesse piano, e sent ribollire in s lo sdegno per questa, ch a lei non parve altro che puerile curiosit. Ridivenne padrona di s e disse:
 Pocanzi mandai a consegnarle dei gioielli che appartennero a sua madre e che sono di gran valore. Li feci portare nella camera che le stanno allestendo.
 Aveva detto  rispose timidamente il conte  che sperava potessero rimanere fra le sue mani. 
Nel bel viso di Bianca balen un lampo dalterezza.
 Non so che farne,  rispose;  quei vezzi di perle al mio collo mi ricorderebbero troppo un legame infelice, felicemente spezzato.  Fece un movimento altero col collo e colla testa che tolse al conte il coraggio di replicare. Quella donna aveva gesti e sguardi che rivelavano tutta lenergia della sua natura, e nello stesso tempo aveva una grazia, una dolcezza inesplicabile, in certi atteggiamenti, in certi moti della persona e del viso. Parlandosi di vezzi di perle a quel suo collo bianchissimo che spiccava ora dal bruno vestito da viaggio, involontariamente egli vi port lo sguardo e vi si ferm per abitudine di cercare ed ammirare la bellezza femminile.
E come appaiono a migliaia e migliaia agli occhi degli allucinati le immagini fantastiche, paurose o seducenti secondo i pensieri che le provocano, cos fra quella bianca gala e le pieghe oscure della veste, fra quei ricci neri e lombra dei veli del cappello, sorsero tumultuosi, inverecondi, disordinati, i ricordi di un passato da lungo tempo obliato; sorse la memoria di unaltra donna simile, eppure in tutto dissimile, a questa che gli stava dinanzi; sorse la memoria di una sposa, duna creatura sua, sprezzata allora, adesso sprezzante, altera e perduta per sempre. E i ricordi audaci, e la certezza che a quelli nessun altro potrebbe egli mai aggiungervi, destarono in lui un desiderio, violento come un capriccio, intenso come un rimorso, e la guardava, la guardava insaziato. Non vha donna di fibra sottile, di percezione rapida, avvezza a portare sulle cose istintive la luce dello spirito, che non abbia in un momento come questo lintuizione di ci che si fa vivo nella mente dun altro. E Bianca cap, e nebbe impazienza e vergogna per s, e per quel sentimento grande, indomato, che traboccava in quel giorno dal suo cuore.
 Dobbiamo partire  disse brevemente  e non possiamo trattenerci pi a lungo. 
Il conte si scosse dallosservazione febbrile, cui sera abbandonato in queglultimi minuti di silenzio.
 Partire!  esclam  partire per colpa mia! Contessa,  disse cambiando tuono,  non so in quale istante di acciecamento; non so per qual diabolico consiglio commisi la cattiva azione che oggi lobbliga a partire. Ne sono avvilito e confuso.  Il conte rest un momento pensoso, poi le si avvicin.  Se la pregassi di restare?
Bianca lo guard maravigliata e dubbiosa.
 Restare?  rispose.  Poi lo fiss e disse pacatamente:  A che patti? 
Il cuore del conte batt con violenza. Un raggio di sole passava di quando in quando sul viso di Bianca, allorch il vento agitava i rami di un albero davanti alla finestra; le sue guance serano colorite improvvisamente, il suo grande occhio laveva fissato un momento perplesso, ma tranquillo; non gli era mai parsa in quel mattino tanto bella e seducente come in questo momento. Abituato a soddisfare a qualunque prezzo ogni suo capriccio, avrebbe dato tutto quanto possedeva perch assentisse alla sua domanda.
 I patti non tocca a me il farli,  rispose con maggior sicurezza,  mi basta il permesso di tornare qui qualche volta per vedere....  si arrest confuso davanti ad una mossa impaziente della contessa  per vedere.... la bambina.
  impossibile!  rispose vivamente Bianca, e prese la mano della piccina per uscire.
Anche il suo cuore batteva; sentiva in quelle parole e in quella proposta un oltraggio al suo amore, a quellamore colpevole forse, ma che il suo cuore circondava di tutte le generose delicatezze, di tutti i pi santi entusiasmi giovanili.
Che diritto aveva questuomo che per forza di legge e convenzioni sociali laveva maltrattata per due anni, che diritto aveva egli dinsultare il sentimento che laveva confortata e sorretta nella sventura? Era gi sulla porta, allorch il conte le corse dietro.
 Ho ancora una domanda,  disse con voce commossa.
 Un altra?  rispose con impazienza la contessa.
 Voglio  disse piano, stendendole la mano  voglio una parola che non sia di sprezzo.  Bianca si strinse verso luscio, quasi temesse di mettere la sua mano in quellaltra. Se non fosse stato suo marito, forse avrebbe risposto con maggiore generosit e fermezza. Ma mettere la sua mano in quella mano, dopo la proposta fatta, le intuizioni avute in quel dialogo, non poteva; essa ne amava un altro, e i desiderii di un dissipato e i ricordi di un marito non dovevano sfiorare limmagine bella e pura dei suoi sogni. Dietro alle umili parole dellArcieri sorgeva lo spettro muto, inesorabile, inverecondo in questo caso, della legge e della convenienza. Un sentimento di disgusto, una convinzione spontanea che il suo amore si contaminava presso queste preghiere legittime, e il sapere che la legalit offre talvolta obbrobriosi spedienti e indulgenze, le dettarono la sua risposta.
 Non posso e non so trovare le parole che vuole.  E usc dalla sala. 
LArcieri non la segu e non si mosse.
  bella, e ha ragione!  esclam, senza saper distinguere il sentimento di giustizia da un capriccio violento, n definire le aspirazioni nascenti che lo attraevano verso cose migliori.  Ha ragione....  ripeteva fra s.  Torn addietro e si mise a guardare fuor di finestra accigliato e silenzioso. Finalmente ud delle voci, poi lo scalpitare dei cavalli e il muover delle ruote; sent un andirivieni di gente nellandito, passi affrettati, poi voci pi da lontano, e finalmente il rumore di una carrozza che partiva.... alcuni istanti dopo un cancello si chiuse e non si ud pi nulla.
Un silenzio profondo, insolito, mesto, sembr calare su quella casa, come fosse dun tratto abbandonata da tutti. Anche gli uccellini eransi chetati, spaventati dalle voci e dal trambusto di prima, nessuno si moveva nel vestibolo, nessuno passava nel giardino. La carrozzella rotta dalla bambina giaceva a terra come fosse cosa col dimenticata da anni, la sala sembrava deserta, vuota, squallida, dacch quel cancello sera chiuso dietro una carrozza che partiva.
Il conte guard intorno a s, e poi di nuovo verso il fondo del giardino.
 Dove sar andata?  disse piano.
La signora Marnieri prolung in questanno la sua dimora in campagna. Lavvocato aveva accompagnato suo figlio a Milano, perch questi proseguisse i suoi studii e non veniva che di quando in quando a visitare la famiglia. In quei giorni si occupava di tutto e di tutti, con unattenzione ed una assiduit insolite. Rivedeva le lezioni delle bambine, le istruiva, le incoraggiava, pensava a mille particolari per la casa, per la famiglia, si occupava meno dei suoi studii, dei suoi affari, pi di tutto quanto riguardava gli altri. Restava anche volentieri disoccupato passeggiando o sorvegliando lavori in campagna, eccitava assai pi che nel passato i figli a fare vita attiva, gite, passeggi; con compiacenza inusata spiegava loro i versi pi belli della nostra letteratura o gli iniziava alle bellezze di opere straniere. Pareva che una nuova vita traboccasse da lui, una vita che aveva bisogno di espandersi, di comunicarsi agl'altri. Sembrava che fuggisse le lunghe ore di studio fra le pareti di una camera, e che invece un istinto potente lo spingesse alla luce, al sole, lo sforzasse a prendere parte alle cose, in cui lattivit dei muscoli supera talvolta quella della intelligenza.
La signora Marnieri losservava dubbiosa e inquieta. Suo marito sembrava ringiovanito. Il suo aspetto era mutato, e il suo carattere serio, concentrato, sera fatto lieto ed espansivo; eppure in quella espansione mancava la dolcezza dellintimit, quel legame che mette la propria espansione in comunicazione coi sentimenti e le opere altrui.
La signora Marnieri scopr questo difetto senza sapere esattamente qual nome gli si potesse dare; cap che qualcosa mancava per compiere il nuovo modo dessere di Luciano, e che ci che mancava era appunto il vincolo che poteva unire a lei o alla sua famiglia questo fatto morale. Era dunque fuori di l che il Marnieri traeva le sue forze. Dove?
La signora Marnieri non era donna molto intelligente, ma aveva in compenso un dono che molte donne come lei hanno comunemente. Era furba. Arrivava con induzioni volgari allo stesso risultato, cui giungono le pi sottili analisi psicologiche.  un fatto che accade non di rado, quello di giungere alla mta trovandovi arrivata anticipatamente qualche maliziosa mediocrit, che ha spinto saggiamente il suo ardito somarello per la via pi breve, mentre altri disceso dalle nuvole vi giunge in ritardo. Le conclusioni pi semplici, pi naturali, pi volgari anche, se vogliamo, la vincono talvolta sulle pi sottili, e la signora Marnieri non isbagli via.
Laltro, quella fugace e misteriosa apparizione di un tempo, era risorto, e sera fatto vivo con una prepotenza e una rapidit inattese. E che fosse laltro che a questo modo appariva, la signora Marnieri non ne dubitava punto.
Una moglie pi intelligente e meno furba avrebbe potuto attribuire a molte altre cagioni codesto mutamento, avrebbe potuto isolarne le varie manifestazioni e interpretarle diversamente; ma la signora Marnieri non si lasci ingannare, fece di tutto un fatto solo, interpret ogni cosa ad un modo, n credette aver che fare con un personaggio nuovo e sconosciuto; riconobbe laltro in tutti i suoi particolari, in ogni lieve traccia di rassomiglianza, e disse:   lui, perch lo riconosco!  E lavrebbe riconosciuto molti anni pi tardi, se la vita nostra fosse pi lunga e se egli anco meglio avesse saputo velare i suoi lineamenti.
La donna che ha concentrato le sue cure e i suoi affetti in un uomo solo, e questo ha potuto fare spontaneamente, senza lotte, senza essersi lasciata turbare da nessuna seduzione al di fuori di esso, giunge ad avere di quelluomo una conoscenza profonda, sicura, quasi indiscreta, e meno la donna ha lanimo elevato e meglio lo conoscer; perch della sua natura fisica e morale avr afferrato con piena sicurezza i lati pi deboli e terr le fila di tutti i moventi volgari dellanimo suo; su codesto terreno o per analogia o per percezione essa lo potr seguire con certezza e meglio di lui forse ne conoscer la natura. Ora, sia pure questuomo forte, intelligente, se non  uneccezione, gli sar impossibile tenere nascosto alla vigile osservatrice che gli  compagna, le opere pi segrete o le pi intime tempeste dello spirito; perch da quei moventi volgari, da quelle debolezze che essa conosce, partiranno le violenti aspirazioni del cuore o della mente, o se invece da pi elevate sfere gli giungono, pure l debbono ricadere, per umana necessit; e in un modo o nellaltro la donna attinger sempre a quelle umili fonti, di cui  padrona, la certezza di ci che vuol sapere. La signora Marnieri era una di queste donne; capiva poco, allorch il marito correva ardimentoso su pei sentieri pi elevati del pensiero, ma essa sapeva attendere paziente che scendesse dallerta ove era asceso, sapeva con certezza che anche il suo momento verrebbe, che lo coglierebbe un istante al suo livello, che lavrebbe in poter suo. E la stessa intelligenza, e lacuta perspicacia del Marnieri se non bastavano ad impedire che di quando in quando lo vincesse la stanchezza e labbandono alle cose volgari della vita, pure erano tanto elevate da non accorgersene e fermarvisi; portava lingenuit delle nature grandi e generose nei fatti e nei pensieri umili e triviali, e passava loro rapidamente accanto, ignorandoli e dimenticandoli. La signora Marnieri ebbe dunque bel giuoco e non fu turbata menomamente nelle sue osservazioni. Egli era come un padrone che in presenza del servo svestisse un abito per rimetterne un altro, senza badare che in quel frattempo il servitore scopre le sue deformit.
Non pass guari lungo tempo che i dubbi della signora Marnieri divennero certezze.
Non sapeva come il disastro fosse accaduto, n quali nerano le cause; ma aveva capito tutto, e indovinato perfino quando lultimo filo di quel vincolo antico e caro si era spezzato.
Ne fu sgomenta e desolata. Sapeva indagare e scoprire, ma non sapeva lottare. Alla sua et, dopo scorsi lunghi anni nella pi intera sicurezza, con un carattere severo, inflessibile, dove trovare unarma per combattere un nemico nascosto e certamente potentissimo? La signora Marnieri pianse amaramente in segreto la sua felicit perduta, la tranquillit dellanimo irrevocabilmente scomparsa.
Egli non se ne avvide. Era questa la prova pi convincente che tutti i suoi pensieri erano altrove.
Ella ebbe il mesto orgoglio dei grandi dolori. Lo nascose. Quel tormento elev lanima sua. Ella dtte uno sguardo retrospettivo agli anni felici trascorsi, e li trov belli come non aveva mai saputo che fossero stati; ingentil il cuore in quel dolore e vi scopr perfino lampi di indulgenza; anche la sola arma potente che restava a lei, le cadde di mano; non vide pi che suo marito era quasi vecchio o che poteva rendersi ridicolo. Il desiderio di riaverlo lo idealizzava ancora per quanto in lei era possibile il farlo; e poi essa ignorava chi glielo rapiva.
Lo seppe pi presto di quanto ella medesima pensasse.
Un mattino, mentre la signora Marnieri ravvolta in uno scialle andava guardando delle pianticelle che coltivava con speciale attenzione nel suo giardino, una carrozza si fermava davanti, al cancello della casa, ed essa da lontano ne vide uscire un signore che non conobbe. Poco tempo dopo sent la voce del marito che dallo studio parlava presso allaperta finestra con un altro che non cap chi fosse.
A quellora e in quella stagione era un fatto raro assai che si venisse a consultare lavvocato; la signora Marnieri quasi per una segreta intuizione sent vivissima la curiosit di sapere chi fosse il signore che era giunto allora; si allontan da quel luogo ove si poteva udire ci che dicevasi, e and nel salotto terreno, dal quale il forestiero doveva ripassare uscendo dallo studio del marito. Si mise a sedere presso una finestra e prese un lavoro fra le mani.
Ma non lavor. Era svogliata da un pezzo, non sapeva pi accudire colla solita solerzia alle occupazioni dun tempo. Accadeva a lei il contrario di quanto avveniva al marito. A lei cresceva la stanchezza, la saziet della vita; mentre egli riprendeva vigore e tutto gli si coloriva di nuove tinte. Gi da parecchie settimane le avveniva come allora di prendere dun tratto affezione a cose frivole, di perdere tempo dietro alla capricciosa curiosit del momento.
Era scorsa circa mezzora, dacch la signora Marnieri, seduta nel vano della finestra, guardava fisso fisso le bigie onde del Lago incresparsi torbide e spumanti quasi minacciassero una burrasca. I suoi pensieri erano torbidi come quelle onde, inconsapevoli di se stessi; agitati e confusi come esse. La signora Marnieri aveva gi dimenticato il motivo che laveva tratta a sedere in quel posto, allorch una porta dietro a lei si apr nel fondo del salotto e si udirono passi e voci.
La signora Marnieri si scosse. Ebbe un momento desitazione non sapendo se doveva alzarsi o no. Poi pens, riprendendo il lavoro, che sarebbero passati come al solito rapidamente davanti a lei, e che sarebbe bastato far loro un saluto. Ma colluscio ancora semiaperto essi si fermarono.
 Trasmetter subito la mia proposta,  disse una persona dietro a lei con una voce che non erale nuova,  ma subito, senza indugio?
 Subito,  rispose la voce di suo marito. Ma vera nella intonazione un che di commosso e di stentato, che meravigli la signora Marnieri.
 E lei crede che.... che mia moglie non accetter?  domand laltro senza muoversi e con maggiore insistenza.
 Credo di no,  rispose duramente lavvocato.
 E non le pare vi sia mezzo a persuaderla?  pure nellinteresse della sua bambina laccettare; e poi ella che ha tanta eloquenza, tanta influenza sopra i suoi clienti, non potrebbe convincerla?  continu a dire con un accento quasi supplichevole laltro.
 Io? Io!  ribatt con violenza lavvocato; ma poi mut tuono a tempo, e disse:  Non vi riuscirei!
 E allora che cosa posso fare?  domand il suo interlocutore con un accento di dolore.
 Nulla,  disse freddamente il Marnieri.  Lasciare le cose come sono, e non avvilirsi facendo proposte a chi non vorr neppure ascoltarle.
 Ma.... dunque?...  Vi fu un momento di silenzio.  Io dunque non ho mezzo di riconciliarmi con essa? Lei che  un avvocato tanto rinomato, che ha trattato in vita sua tante quistioni gravi e difficili, lei non ha un buon consiglio da darmi?
 No,  rispose lavvocato imperterrito.  Il pi saggio  quello che le dtti ora. Desistere!
 Ma io....  ribatt con forza laltro  Io...  poi vi fu un momento di silenzio, durante il quale esso guard forse intorno per vedere se alcuno potesse sentire; poi ripigli con violenza, ma a voce bassa, il suo dire:  Io lamo, avvocato, quella donna, e la rivoglio, dovessi darle la vita!
 Ah!  rispose con voce soffocata e commossa lavvocato.  Ah, lei.... lei ama la contessa!  Pareva che le parole uscissero a stento e interrotte dalle labbra del Marnieri.  Sono cose, signore, che non  necessario di dire.... agli avvocati!  e butt fuori questa frase quasi glintimasse di tacere.
 Ho creduto con questo,  rispose laltro con tuono pi fermo e con una certa alterezza,  ho creduto giustificare le mie intenzioni e darle prova di fiducia confidandole i miei sentimenti.
 Capisco,  ripet lavvocato con voce ancora commossa, ma pi tranquilla;  capisco.... Ma noi.... avvocati.... trattiamo quistioni legali e non cose di cuore.  Il Marnieri savvi verso laltra porta seguito dal suo interlocutore.
 Eseguir esattamente il suo incarico, conte Arcieri, e le far trasmettere subito la risposta che....  e dicendo queste parole lavvocato e il conte erano usciti dal salotto, passando entrambi davanti alla signora Marnieri senza vederla; entrambi assorti e turbati dai loro pensieri, affrettando il passo, desiderosi di terminare quel colloquio.
Appena luscio si chiuse dietro a loro, la moglie dellavvocato lev le due mani, le giunse e poi le lasci ricadere in grembo come fossero di piombo.
  dunque lei?... La.... contessa Bianca!  Fece un moto colle spalle e colla bocca di maraviglia, quasi dincredulit, ma poi croll la testa con energia.  Non c pi dubbio,  disse piano piano,   lei!  e si alz, ma a stento, come se le gambe non la reggessero; il lavoro le cadde dal grembo a terra, mentre che salzava, ed essa si chin per raccoglierlo con mani tremanti, quasi fosse colpita da paralisi; usc barcollando dal salotto, pass dallo studio del marito e l dtte unocchiata paurosa intorno, quasi quel luogo le fosse nuovo e navesse timore. E difatti, da quellora le parve mutato e diverso. Quei libri, quegli scaffali, que tavolini coperti di carte, tutti quegli oggetti testimoni per tanti anni di una felice intimit, sembravano ora partecipi dellinganno del loro possessore, colpiti da una mostruosa connivenza con tutto ci che pensava e desiderava lui. La signora Marnieri chiuse gli occhi. Le cose doggi avevano perfino perduta la rassomiglianza con quelle di ieri. Ella sola rappresentava il passato e viveva ancora in esso. Era come una morta che risuscitasse dopo molti anni e ritornasse nella sua casa, ritrovando tutto al posto di prima, ma padroni nuovi che facevano servire le stesse cose sue ad altro fine.
La moglie di Luciano usc di l, sal una scala segreta e and a chiudersi nella sua camera. Giunta accanto al letto, cadde in ginocchio, nascose il viso fra le coperte e pianse amaramente.
A quarantanni piangere di quelle lagrime! Finite tutte le speranze, tutte le forze, tutte le temerit della giovinezza, incontrare sulla propria via un dolore come quello, non avendo conservato della primavera della vita che la facolt di sentire un supplizio simile al suo!
La signora Marnieri cercava invano nella sua desolazione un conforto, un aiuto, una speranza. Dopo il tramonto, mentre si avanzano lore buie dellesistenza, dove trovare un rimedio al suo male?
A quarantanni essere gelosa! Ai quarantanni duna onesta e laboriosa madre di famiglia, che sono la cinquantina delle altre, amare ancora un uomo di quellaffetto angoscioso che vi rende gelosi!
La moglie del Marnieri usciva due ore dopo da quella camera affranta, malata, invecchiata. Incontr per le scale il marito, in abito da viaggio, che saliva da lei. Egli guard con maraviglia e dolore il viso pallido e stravolto di sua moglie:
 Che cos stato?  disse fermandosi.  Sei ammalata? 
La signora Marnieri si strinse nelle spalle, poi si ravvolse nello scialle come se la cogliesse un brivido:
 Nulla, nulla,  rispose.  Ho preso freddo.... stamane.... nel giardino ed ho.... una forte emicrania.
 Mi dispiace assai,  replic amorevolmente il marito.  Mi dispiace tanto pi essendo io in procinto di partire. Devo recarmi a Milano per affari urgenti....
 Partire?  balbett la signora Marnieri, come se il partire fosse un misfatto.  Partire?  e si tenne stretta stretta al parapetto della scala.  Va da lei,  disse in cuor suo.
 Ma torno presto,  continu a dire premurosamente lavvocato.  Torno fra un giorno o due, e spero che allora ti deciderai a far tu pure ritorno in citt. Vedi questo freddo come ti fa male. La campagna in questa stagione non  pi bella.
 Si vedranno allora tutti i giorni,  pens fra s la signora Marnieri, che non sapeva pi pensare ad altro. Ma si fece forza e disse:
 Hai ragione. La campagna  melanconica, e il Lago  sempre scuro e agitato. Si sta meglio a Milano.  E lo disse con una vaga intuizione, che in quel detto vera dellironia; poi egli le parl daltre cose, le raccomand daversi cura, e infine prese commiato senza che essa ben sapesse che cosa le avesse detto in quel tempo. Aveva unidea sola, fissa, irremovible, che egli andava da lei.
E and.
Quella sera, allorch ad ora pi tarda del consueto la signora Marnieri si spogliava per andare a letto, e sciolti i pochi capelli castani e bianchi che le restavano, stava per nasconderli entro a una cuffia da notte bianca, stretta, inelegante che rassomigliava a quelle dospedale, pens con raccapriccio quanto ella sarebbe brutta a quel modo, e asciugandosi gli occhi gonfi di pianto e le umide guance cadenti, la colse una dolorosa e triste vergogna di s.
Gett via la cuffia con un gesto dorrore, indi frettolosa si cacci sotto alle coltri e appoggi la sua povera testa scoperta sul guanciale. Vi sono fatti, e sono fra i pi terribili, che lasciano lo spettatore indeciso fra uno slancio dimmensa piet e uno scoppio di risa.
Era questo uno di quei fatti.
La signora Marnieri aveva spento il lume e se ne stava cheta e immobile, ma non dormiva.   l,  continuava a dire fra s, e faceva atroci confronti fra la vecchia che piangeva e la giovane e sorridente contessa Bianca.
Voleva dormire, ma non poteva. Prov a voltarsi dallaltra parte, e facendo questo mosse a stento la sua grave persona, stanca degli affanni patiti. E allora, come nellangoscioso pensiero aveva esagerato le sue sembianze, cos si rivide di nuovo cogli occhi della mente quale era pur troppo, e la sua arida e sobria fantasia eccitata dal dolore cre delle linee classiche, delle curve eleganti, e dinanzi allimmaginazione della povera donna si muovevano le molli pieghe degli abiti di velluto o di raso che vestivano forse in quellora, mentre egli era presente, la snella e flessibile persona della sua rivale. Per la prima volta in vita sua si lasci dominare dalla fantasia, per la prima volta i pensieri austeri, castigati, severi della onesta madre di famiglia, divennero audaci, inverecondi e percorsero tutti i disordinati sentieri della dissolutezza e della colpa, finch spossata, sfinita, un sonno grave pietosamente lavvolse.
La signora Marnieri non singannava neppure questa volta. Suo marito era andato a portare alla contessa Bianca le nuove proposte di conciliazione che facevale il conte Arcieri.
Dal giorno che Bianca aveva dovuto abbandonare la sua villa sino ad ora, lavvocato laveva visitata frequentemente, laveva sorretta nei suoi propositi, laveva aiutata co suoi consigli, aveva messo ai suoi piedi il suo cuore e la sua intelligenza. Per fra essi non sera pi parlato di quel mattino nel bosco, non sera pi espressa chiaramente lintenzione che uno dessi poteva avere, sul modo di definire quello stato anormale. Egli temeva che una severa e onesta parola della contessa lo togliesse a tutte le dolcezze della felice intimit dadesso, ed ella paventava di trovarsi di fronte a un terribile dilemma, che lavrebbe privata in codesto momento di abbandono e di sconforto dellappoggio potente di quel cuore che ladorava e di quella forte intelligenza che la sorreggeva. E naveva bisogno.
Vi sono delle donne, nelle quali listinto della maternit  cos forte, che si rivela perfino negli affetti che non hanno nulla di comune con quel sentimento. E quelle hanno bisogno di amare proteggendo, di dare senza ricevere, di fare il sacrifizio non per amore di colui, cui vien fatto, ma per amore del sacrifizio stesso.
Bianca non era di queste. Era una natura eletta. In lei listinto non dominava, ma essa sapeva farne derivare cose migliori. Il fatto spontaneo, istintivo, passato al crogiuolo di quella fine organizzazione, si moltiplicava e mutava indole. Da una parte provava tutte le dolcezze del sacrifizio materno per la sua bambina, dallaltra abbisognava del cambio continuo intellettuale con una mente pi forte della sua. E in quel dolcissimo pensiero di essere apprezzata e amata da un uomo come Luciano, essa riposava dalle angoscie passate; in questa intimit piena dattrattive e di pericolo, ove non era ancora nulla di definito, ove sembrava essersi dimenticato ci che era stato detto e voluto altre volte, la coscienza di Bianca saddormentava, cullandosi nellinganno del riposo.
Le lunghe sere deglultimi giorni di novembre scorrevano per loro veloci, come se lore non fossero pi che di pochi minuti. La contessa modestamente alloggiata in un piccolo appartamento fuori del centro della citt, non riceveva quasi pi nessuno, essendole il suo presente stato scusa bastante a desiderare di fare una vita isolata e tranquilla. La sua casa, sebbene assai diversa da quella che soleva avere una volta, era per tenuta con un ordine eccezionale da Beppe e Lisa, che la servivano con sollecitudine indefessa. Il Marnieri giungendo anche inatteso, di sera, trovava per sempre Beppe seduto in gran tenuta nella piccola anticamera, come se vigilasse alla porta di una regina. Lo salutava col solito sussiego, lannunciava colla consueta formalit e poi di l correva rapidamente alla cucina, ove, levata la giubba co galloni, si metteva umilmente a meditare o preparare la colazione e il pranzo del domani.
Al Marnieri batteva il cuore, allorch saliva le scale di quella casa, suonava quel campanello, vedeva aprirsi dopo la porta dellentrata quella di un salottino, ove la contessa Bianca arrossendo, sorridendo gli stendeva la mano. Molte volte ella era seduta davanti al cembalo, e allora senza interrompere la musica, lo chiamava collo sguardo accanto a s e proseguiva; ed egli seduto vicino a lei la guardava e ascoltava per delle ore senza capire che non erano minuti. La contessa suonava una cosa, poi laltra, passava dalle melodie pi serie alle pi liete, senza che egli se ne accorgesse, tanto sembravano ripetere tutte, in mille modi diversi, limmensa gioia del suo cuore.
Bianca sapeva che questa felicit non doveva durare, ma tremava al pensarvi. Aveva per ora lo spirito sempre tanto scosso dalle dure vicende della sua vita, che non trovava la forza di reagire, di respingere da s ci che erale divenuto pi caro dogni altro conforto.
Allorch il Marnieri le port le nuove proposte di conciliazione del marito e gliele rifer in tuono ironico e sdegnoso, la contessa sorrise con orgogliosa dolcezza.
 Ne siete contenta?  domand dun tratto e quasi imperioso il Marnieri.
 Forse....  rispose ingenuamente la contessa.
 Ah!  replic laltro.  Le insistenze del conte vi commuovono?
 No, mi soddisfano,  disse subito Bianca,  la mia vanit femminile ne gode. Respingo energicamente non solo le sue proposte, ma qualsiasi concessione, sembri essa pure cortese e giusta, ma che sia in poter mio di negare, e poi.... poi sono tanto donna e fui tanto infelice nel matrimonio, che provo ora piacere della sua pretesa e tarda adorazione e della mia piccola vendetta...  Il Marnieri la guardava dubbioso e serio.
 Avete detto bene, Bianca, siete donna in tutto, e per questo vi adoro e per questo vi temo; per questo ho nel cuore la gioia o il terrore di voi.  Divenne pensoso.  Vorrei essere lui,  disse piano dopo un momento di silenzio.
 Luciano!  esclam la contessa, balzando in piedi e accostandosi a lui.  Ma divenite pazzo!  Voi.... voi.... essere quel ragazzo senza cervello che io non vorrei neppure rivedere. 
Il Marnieri rest a sedere dovera, e alzando la testa guard fisso fisso il bel viso di Bianca.
 Eppure.... se.... se mi volete un po di bene, non rubo a voi e agli altri una cosa che non pu pi esser mia? La natura pu essa rammentarsi che la mia ora pass senza che ne sapessi approfittare? pu essa ritardarmi la vecchiaia? E nellordine naturale un contrabbando questo che io faccio, un contrabbando col passato. Lui  giovane....  La contessa si mise a ridere.
  dunque per un capello bianco di meno che vorreste farvi odiare da me....  Lo guard con malizia.  Vi pare, Marnieri, che buoni amici e persone serie come noi debbano discutere queste cose?  Era un richiamo allordine, e il Marnieri cap e obbed. Sul finire della sera torn per a toccare quellargomento doloroso.
 A pensare che non sono pi a tempo dincominciare qualcosa di nuovo, di far fruttare il mio lavoro, la mia intelligenza per me e per gli altri! Se vavessi conosciuta prima e se foste stata mia! Sono tante le cose, che ora per opera vostra sorgono nella mia mente, tante e nuove e belle! Non ho mai sentito come adesso il bisogno, il desiderio di fare, sembrami che col pensiero di voi non debba pi esservi n stanchezza, n esaurimento didee. E a che serve?  troppo tardi! 
Bianca non riusciva a distrarlo da questi amari pensieri. Nel prendere commiato essa gli domand se restava un pezzo a Milano.
 Un giorno ancora,  rispose.
 Un giorno solo...  disse mestamente la contessa Bianca.
 Ma fra una settimana vengo per non pi partire,  replic prontamente,  la mia famiglia torna in citt. 
Era la prima volta dopo quel mattino nel bosco, che egli le parlava della sua famiglia. La contessa aveva sempre evitato di discorrerne, ne aveva sempre scacciato il pensiero, sera quasi, a sua insaputa, abituata a scordarla. Ora egli naveva parlato come fosse la cosa pi naturale del mondo. E per lui era facile il parlarne, perch era obbligato a pensare di frequente a loro, e perch in lui sera gi fatta quella separazione da essi, che ella non avrebbe mai potuto n immaginare, n intendere in qual modo lavesse fatta.
Era dunque naturale che Luciano le avesse nominato la sua famiglia. Ma era altres inevitabile che quella parola evocasse in lei tutti i fantasmi scongiurati e obliati daltri tempi.  La sua famiglia!  mormor fra s, allorch fu partito. Ed essa pronunciando quelle parole si trov sola e abbandonata, come se al mondo non avesse pi nessuno. Che cosera lei, accanto a quella cosa irremovibile, minacciosa, reale, che egli chiamava con tanta semplicit la sua famiglia?
E qualera la parte sua? Forse quello che rubava a loro?
La contessa Bianca cerc ancora di scacciare quei pensieri, ma non vi riusc pi quanto vi riusciva prima. Cerc distrarsi da quella fissazione lavorando, studiando, iniziandosi a tutti quei particolari della modesta vita casalinga che le erano stati finora ignoti. Ma anche questo sempre non giovava. Faceva delle lunghe passeggiate colla sua piccina lungo i bastioni pi remoti; ma cost linquietava la probabilit dincontrarvi suo marito, che ella vedeva talvolta da lontano seguire con insistenza i suoi passi. Il suo affetto pel Marnieri cresceva quasi in ragione degli sforzi che faceva per contrastarlo, pi cercava allontanare da lui i suoi pensieri e pi si trovava sola senza conforto e sentiva il bisogno di sorreggersi con quellaffetto.
Il conte Arcieri dal canto suo aveva fatto quanto era in lui per ottenere una riconciliazione. Maggiori erano le difficolt e pi ostinato cresceva anche in lui il capriccio. Egli non trascurava nessuna occasione dincontrarsi con lei, di vederla anche soltanto da lontano; di fare una carezza, un dono alla piccina, allorch simbatteva a trovarla sola per via colla Lisa. La contessa, sdegnosa sulle prime, fin col non badarvi pi.  Si stancher  disse fra s  e questo capriccio passer come tantaltri! In cuor suo essa gli aveva perdonato assai pi di quanto ne volesse convenire; laffetto da esso dimostrato alla bambina aveva pi dogni altra cosa placato il suo sdegno, e allorch parlava di lui lo faceva ora con calma e quasi con cortesia. 
Non mancarono per daccorgersene i parenti e gli amici pi intimi; e appena che potevano essi trovarsi a tu per tu con Bianca, gliene parlavano, esagerando il pentimento del marito, narrandole come egli avesse cambiato vita e come lo zio Baldi fosse invano indispettito contro il nipote.
La corte che il conte Arcieri rifaceva a sua moglie divenne in breve tempo un fatto palese. In citt tutti ne parlavano, e ricordando allora latto recente e biasimato che spogliava la contessa della eredit paterna, i pi, che dellandamento di codesto negozio nulla sapevano, lattribuirono allamore sdegnato del marito, che con questo mezzo cercava vendicarsi dello sprezzo della moglie e costringerla a ritornare nella casa coniugale. Il conte fu cos assoluto della colpa passata, incoraggiato nei suoi tentativi; solo il vecchio Baldi derideva di continuo il nipote, sinformava nascostamente di quanto egli faceva, e accoglieva ogni nuova ripulsa con una fregatina di mani.
 Ha ragione. Ha mille volte ragione. Non credeva davvero che ella avesse tanto senno,  si vede che in casa mia  quello un dono di Dio che non prospera, perch quando la cera, naveva poco di certo, ed ora Pietrino ha perduto tutto il suo! Sono sgomento per me e quasi mi vien voglia dandare a stare in casa daltri.... 
Era prossimo il Capo danno e la famiglia Marnieri non aveva ancora potuto tornare in citt. Lavvocato scriveva una lettera dietro laltra alla contessa, dicendo:  Vengo domani,  vengo alla fine della settimana,  parto forse stasera,  ma egli non arrivava mai. La signora Marnieri sera ammalata e non voleva o non poteva tornare a Milano. Finalmente la seconda festa di Natale, ad ora pi tarda del consueto, Beppe annunciava nel salotto di Bianca il signor avvocato Marnieri.
La contessa era sola colla sua piccina, che raggiante di gioia, in mezzo a tutti i suoi nuovi balocchi, non aveva ancora voluto coricarsi. Essa aveva ricevuto da parte del suo babbo dei doni veramente splendidi e non sapeva saziarsi di guardarli.
La contessa Bianca corse incontro allavvocato e gli stese le due mani.
 Quanto vho aspettato!  disse.
 Credete voi che se avessi potuto venire unora prima dadesso non lavrei fatto?  rispose, guardandola lungamente e stringendole le mani.  Ma non potetti,  aggiunse molto mestamente.
 E....  malata.... vostra.... la signora Marnieri?  disse a stento.
 Assai,  rispose egli; e per troncare il discorso si volse alla bambina, laccarezz e la baci.
 Anche voi siete pallido e avete laspetto sofferente,  disse Bianca, guardandolo con inquietudine.
 Ho vissuto senza di voi  rispose piano  ed ormai non so pi che cosa sia vivere senza vedervi.  Per egli si trattenne in quella sera meno del solito. Lattendevano a casa, e il viaggio aveva molto stancato lammalata.
Bianca non ard trattenerlo; ma sent un gelo al cuore, come se le sovrastasse una sventura.
La signora Marnieri aveva una febbre ardente, allorch il marito entr nella sua camera. Lavvocato se ne accor e maravigli ad un tempo; non parevagli che il viaggio potesse averle fatto tanto male.
Egli non sapeva che ogni minuto di sua assenza in quella sera aveva aumentate le battute del polso della povera malata.
Il medico parlava dingorghi al polmone, di minacce al cuore, di febbri periodiche, e non sapeva che la sua cliente era colpita da quella terribile malattia al cervello che non lascia tregua o riposo, e che si chiama mana gelosa.
Nei giorni seguenti lammalata peggior e non pot pi levarsi dal letto. Suo marito lassisteva con sollecitudine e attenzione. Ma compiva un dovere, non accontentava un desiderio affettuoso. Lammalata lo sentiva, lo capiva, quasi ella si trovasse in uno stato morboso, che le conferisse la facolt di penetrare nel pensiero altrui e leggervi il vero.
La povera donna si dibatteva fra un violento male reale e quellorribile creazione della sua perspicacia e della sua fantasia. Si calmava un poco quandegli era presente, ma allorch usciva dalla sua camera, la mente, eccitata dalla febbre, oscillante fra il delirio e la ragione, soffriva tutte le angoscie della sua crudele fissazione.
Il Marnieri non si tratteneva che pochi minuti dalla contessa. Vi andava di frequente, ma non ardiva lasciar sola lammalata che lo voleva continuamente presso di s. Anche i figli avevano bisogno di lui; lo stato di quella madre esemplare, che essi adoravano, li affliggeva tanto, che essi, inesperti nel soffrire, non sapevano domare e nascondere le angosce che provavano.
Il Marnieri parlava poco di questi particolari alla contessa, ma Bianca indovinava e gli leggeva in viso ci che non diceva. Erano mesti entrambi in quellore. Essa capiva che egli cercava conforto e riposo da lei, sentiva che era dover suo sorreggerlo, animarlo, e daltra parte le sembrava che ogni parola di affetto, ogni prova di comunanza fra essi, in un momento come quello, fosse unoffesa a quella poveretta che forse moriva.
Lultima sera dellanno Bianca attese invano il Marnieri. Essa sedeva accanto al caminetto, guardando mestamente il fuoco che ardeva presso a lei. La bambina era andata a letto e aveva sparso a suoi piedi moltissimi fiori, che sera divertita a togliere da un elegantissimo panierino che il conte Arcieri aveale inviato con dei dolci per il Capo danno. Il panierino era colmo di fiori rari e fraganti, forse egli aveva sperato che la contessa li potesse gradire per s; ma Bianca li lasci in bala della bambina, che li profuse a suo piacere sul tappeto del salottino. Essi empivano ora di unacuta fragranza tutta la camera, giacevano a terra, sopra i mobili, ve nerano perfino sulla veste di raso nero della contessa. Bianca li vide e li scosse da s, poi si rimise nella positura di prima e guard il fuoco.
Finiva lanno e i suoi pensieri volgevansi sgomenti dal passato allavvenire. Aspettava il Marnieri. Temeva e desiderava che egli venisse. Ma si faceva tardi, ed egli non veniva.
Che sua moglie stsse peggio? Che morisse? La contessa si scosse. Se la moglie del Marnieri morisse? pens di nuovo. Poi copr il viso con ambo le mani ed ebbe orrore di s e dei suoi pensieri.
Le doleva il capo; essa non aveva badato allacutissima fragranza di quei fiori, le pareva che un cattivo pensiero la soffocasse, le facesse male.
Tutto taceva intorno a lei, di fuori cadeva la neve, e il rumore dei passi si perdeva su quel molle strato che giaceva a terra; le carrozze passavano di rado nella via deserta che essa abitava, e il silenzio talvolta le pareva intollerabile e accresceva il suo sgomento. Guard loriuolo: mancava un quarto dora alla mezzanotte.
Egli non veniva pi di certo in quella sera. La contessa Bianca stava per ritirarsi nella sua camera da letto, allorch una scossa di campanello vibr nel silenzio della notte.   lui,  esclam tra s, e il cuore le batt con violenza.
Un momento dopo egli era con lei.  Sono fuggito da casa un istante, come un malfattore, e sono venuto a passare almeno i primi minuti dellanno nuovo con voi.  E si chin sulla mano fredda di Bianca e la baci lungamente.
 Perch siete andato via di l?  mormor la contessa.  Che notizie avete? 
 Le solite....  rispose; non volle dirle che erano peggiori, perch la vide cos turbata e mesta che non ard.
 Come finisce male questanno in quella casa.... il nuovo, Bianca, come sar?...  La guard con dolore e con passione, come se dovesse perderla.
In quel momento suonava la mezzanotte. Essi si fissarono muti, quasi atterriti, lun laltro. Di che? Non lavrebbero saputo definire nessun dei due.
 Bianca,  disse il Marnieri, tenendo sempre stretta la sua mano,  Bianca, se in questanno tu mi dovessi abbandonare?  La contessa non rispose, ma egli sent le sue dita che gli stringevano le mani e vide i suoi occhi neri dilatarsi con unespressione di dolore.  Ti adoro, Bianca, per carit non mi lasciare,  e si chin sopra di lei e la baci in fronte con rispetto, con riverenza, quasi gli dovesse portare disgrazia laggiungere a quellatto un gesto o una parola che non fosse allaltezza dei suoi sentimenti in quellora; e poi, con uno sguardo pieno di malinconia e daffetto, come se non dovesse vederla pi, fugg di l, corse gi per le scale e torn a casa sua.
La contessa Bianca stordita, commossa, stette qualche tempo immobile; poi, dun tratto correndo alluscio, usc dalla sala, attravers lanticamera e apr la porta di casa. Voleva rivederlo, voleva dirgli una parola. Le era sembrato in quel momento, con orrore, che non dovesse pi tornare. Ma la scala era deserta e laria fredda della notte, che le soffi nel viso, dissip un poco il dolore insistente che le martellava la testa.  Sono pazza,  disse, e and lentamente a capo chino nella camera da letto.
La piccina vi dormiva nel suo letticciuolo accanto a quello della mamma. Il visino della bambina roseo, sorridente, esprimeva tutta la placidezza di un sonno profondo e tranquillo.
La contessa si chin su quel visino, ma poi si ritrasse dun tratto. Non ard baciarla; cerc una sua manina e la vide penzolare dal letto, tenendo ancora strette delle camelie. Bianca si mise in ginocchio e baci quelle piccole dita fintanto che ne caddero i fiori, poi le ripieg sulle coltri e guard ancora lungamente in silenzio la sua creatura.
Lammalata in casa Marnieri, che sembrava assopita allora che lavvocato abbandonava il suo letto, aveva sentito quasi pi collintuizione che col senso ogni cosa.
Aveva udito i passi del marito che sallontanava dalla sua camera, la porta di casa che si chiudeva pian piano per non far rumore, e lera parso perfino di sentirlo camminare sulla neve, nella strada.
Qualche minuto dopo che egli era partito, la malata chiam Elisa, la maggiore delle sue figlie, che sedeva accanto al letto. Questa si alz e si chin verso la madre.
  ancor levata Marietta?  domand con voce bassissima.
 Sono qui, signora,  rispose prontamente la sua vecchia e devota cameriera, che se ne stava rincantucciata dallaltro lato del letto.
 Voglio restare sola con te un momento,  disse lammalata con voce pi ferma.
LElisa usc piano piano dalla camera e dietro a lei usc pure una bambina pi piccola, con gli occhi rossi e il visino smunto.
 Siamo sole?  domand la signora Marnieri, rialzandosi un poco.
 Sissignora,  rispose la cameriera.
 Dammi subito un foglio di carta e una matita,  disse imperiosamente la malata.
 Vuole scrivere!  esclam maravigliata e dubbiosa la Marietta.
 S: presto, dammi ci che chiedo,  replic con impazienza la signora;  presto che lui non torni.  La donna obbed: and allo scrittoio, prese un foglio dalla cartella e una matita.
 Va bene,  disse la signora Marnieri, prendendo con mani tremanti quel foglio.  Dammi un libro, perch vi possa scrivere sopra.
 Cos,  e si sollev un poco a stento, si fece reggere il libro, e scrisse poche parole, confuse, torte, scritte a sbalzi. Poi fece piegare il foglio, lo fece collocare in una busta e vi scrisse lindirizzo.
 Questa lettera,  disse ricadendo sui guanciali,  questa lettera la porterai domattina alla contessa Bianca Arcieri; ma bada, Marietta, che nessuno lo sappia. Nessuno, intendi? Mi posso fidare di te?
 Cara signora,  rispose la vecchia cameriera,  far tutto come ella vuole e non lo sapr neppur laria. Ma per carit la non si muova, non parli troppo, ch questa  appunto lora che le cresce la febbre. 
La signora Marnieri le fece un cenno affermativo col capo e non disse pi nulla; poi, avendo sentito riaprire luscio di casa, ordin alla Marietta che chiamasse la figliuola.
 Voglio che tu vada a riposare, cara bambina. Sto meglio,  disse alla figlia, appena questa rientr, e siccome lElisa sembrava non volerle obbedire, le ripet il suo desiderio.  Per farmi piacere, Elisa mia,  aggiunse, e la ragazza obbed.
Dopo questo la signora Marnieri volse un poco il capo dall'altra parte, e stanca per la fatica patita nello scrivere, e pi di tutto per il fiero battagliare che avevano fatto nella sua torbida fantasia i pensieri incerti e inquieti che lavevano spinta a scrivere quelle parole, vinta dal crescere della febbre, si assop realmente, e dorm alcune ore tormentata da sogni spaventosi e da immagini fantastiche.
Nel mattino seguente la contessa Bianca, che sera coricata tardissimo, si dest che erano gi pi delle nove. La Lisa era entrata allora consueta nella camera, aveva deposto un foglio sul tavolino e aveva vestita pian piano la bambina e poi se lera portata seco, perch non destasse la mamma.
Lo sguardo della contessa appena apr gli occhi si pos subito sopra quel foglio. Suon il campanello, se lo fece portare e guard con maraviglia lindirizzo fatto a matita, la scrittura ignota e irregolare; laperse, lesse, e si fe pallida pallida.
 Chi ha portato questa lettera?  domand quasi tremando alla Lisa.
 La cameriera della signora Marnieri, signora contessa,  rispose la Lisa,  e mi disse anche che la sua povera signora sta tanto male. 
La contessa balz dal letto.
 Bisogna che mi vesta subito, subito, ma presto,  disse e con impazienza febbrile, in brevissimo tempo, era pronta col cappello in capo.
 Esce con questo freddo senza bere almeno qualcosa di caldo?  domand inquieta la buona Lisa.
 Non ho tempo,  rispose con impazienza Bianca;  di a Beppe che vada a prendermi un legno.  Lisa and e intanto la contessa scendeva le scale quasi seguendo Beppe, che la trov al suo ritorno che laspettava nella strada coi piedi nella neve. 
La signora Marnieri aveva scritto alla contessa che stava male e che voleva parlarle, che non indugiasse  e Bianca, col cuore tremante, colla coscienza turbata, paurosa e impaziente obbediva a quella chiamata.
Sal di volo le scale di casa Marnieri; della casa di lui! Quel pensiero lagit con mille paure e mille tristezze. Nellanticamera trov la Marietta che era stata attenta a tutti i rumori e che aveva sentito la carrozza fermarsi. La cameriera la salut con unaria confusa e misteriosa ad un tempo, e la fece passare da una porticina che metteva ad un andito interno; di l entrarono in parecchie camere che sembravano destinate alle persone di servizio, e finalmente lintrodusse in un piccolo salottino, che era forse la camera dabbigliamento della signora.
Qui la cameriera fece cenno colla mano alla contessa di sedere, ma di non parlare.
 Potrebbero sentire  disse piano piano  e la mia povera signora mi ha tanto raccomandato che non si sappia.  Bianca si mise a sedere, perch le gambe non la reggevano pi. Si udivano vicine vicine delle voci, e la contessa riconosceva di tempo in tempo quella del Marnieri.
 C il dottore,  disse di nuovo pianissimo la donna.  Bianca fe cenno col capo che intendeva, ma se quella donna non fosse stata l, avrebbe volentieri turato le orecchie per non sentire in quel momento, cos vicina a lei, la voce di Luciano. La camera dellammalata non solo doveva essere attigua, ma le porte forse non erano neppur chiuse e soltanto calate le portiere.
Ed ella era l come una delinquente, quasi nel seno di quella famiglia, fra i figli, la madre e lui, tremante, nascosta soltanto da poche braccia di stoffa.
Dopo qualche tempo il suono delle voci cess improvvisamente.
 Il dottore se n andato,  disse subito la cameriera.  Mi aspetti qui un momento, signora,  e la donna entr nella camera della malata. Bianca ud ancora un bisbiglio di voci, indi si alz una portiera e la cameriera affacciatasi le fe cenno di entrare.
La contessa obbed a quel cenno e penetr in una camera, che dapprincipio le parve affatto oscura. Cerc il letto quasi a tastoni e savanz senza proferire parola.
 Lasciaci sole,  disse la voce della signora Marnieri dal letto alla cameriera.  Questa indic alla contessa una poltrona vicina all'ammalata, e si ritir; ma Bianca stette in piedi, anzi si fe dun passo pi vicina, avendo cominciato a scorgere in quella mezza luce il pallido viso della signora Marnieri fra i guanciali.
 Contessa,  disse subito appena che furono sole lammalata, fissandola con occhi vitrei,   vero che ella  lamante di mio marito? 
Bianca si scosse e stese la mano quasi volesse difendersi da qualcosa. Le fu impossibile rispondere a quella domanda improvvisa, audace, inattesa.
  vero?  domand imperiosamente la signora Marnieri.
 No,  disse allora Bianca, chinando gi gi la testa.
  la verit?  domand ancora con avida impazienza lammalata.
  la verit,  rispose Bianca, che se ne stava immobile come una statua.  Vi fu un momento di angoscioso silenzio. Locchio vitreo dellammalata fissava sempre il volto della contessa Bianca.
 Perch allora vi fate amare da lui?  domand severa e sdegnata la signora Marnieri.
La contessa ebbe voglia di fuggire di l. Sentiva piet di quella povera donna, orrore di s. Avrebbe voluto che le offrissero il mezzo di fare qualche grande sagrifizio per attenuare il mal fatto, ma rispondere a codeste interrogazioni superava quasi le sue forze.
 Perch?  domand a voce pi alta la malata.
 Perch lamavo anchio,  rispose confusa, umile, stordita la contessa.
 Ah! siete almeno sincera! Vi ringrazio,  disse piano, ma con voce irata e tremante la signora Marnieri. Poi vinta dalla debolezza e dallaffanno si mise a piangere, e disse con accento profondamente addolorato come per un male senza rimedio:
 Io ne muoio. 
La contessa Bianca sent una compassione vivissima per quella povera donna; si accost maggiormente a lei e disse:
 Che cosa posso fare? 
Lammalata cess dal singhiozzare e la guard maravigliata.
 Non lo so,  rispose, come se la sua testa stanca non fosse pi capace di connettere un'idea.
 Non posso dunque far niente, non mi credete capace di riparare?... 
La signora Marnieri linterruppe:
 Che cosa volete fare? Anche se foste sincera lo potreste? I miei poveri figli ed io abbiamo perduto per causa vostra il pi caro dei nostri affetti. Sapete dove vanno quelle cose l, allorch si perdono? Se lo potete, rendetecelo. 
La contessa Bianca abbass muta, umiliata, la sua bella testa, il cuore le si struggeva, avrebbe data la sua vita per la moglie del Marnieri in quel momento e non poteva nulla! Vi fu un lungo silenzio.
 Che cosa pensate?  domand ad un tratto lammalata con diffidenza.
 Penso,  rispose subito e quasi impetuosamente Bianca,  penso che vorrei fare per voi tutto ci che umanamente si pu; penso che mi sottometterei a qualunque vostro desiderio, a qualunque ordine vostro, purch vi potessi aiutare e confortare. 
Lammalata la guard dubbiosa e incredula, per laccento sincero di Bianca la colp, e rimase alcun tempo incerta e pensosa; poi, come se la luce di un pensiero illuminasse dimprovviso la sua mente, si scosse, le sue guance si colorirono, il suo volto si rasseren.
 Se,  disse senza levar gli occhi dal viso di Bianca,  se vi chiedessi un sagrifizio doloroso, difficile, ma difficile assai; se vi dicessi che compiendolo forse io potrei ritrovare la salute e la pace; lo fareste?
 Mio Dio, tutto, tutto quello che volete! Dite, dite....  la contessa pendeva trepidante dalle labbra della malata.
La signora Marnieri si rialz; appoggi un gomito ai guanciali, e le stese laltra mano scarna e bianca, la guard come se volesse divorarla coglocchi, e poi disse lentamente:
 Giurate che oggi stesso sarete riconciliata con vostro marito! 
La contessa soffoc un grido che stava per uscirle dalle labbra, ma si riebbe subito; lev lo sguardo su quel povero viso che fissava il suo, chiedendo avidamente a lei pace e conforto; senti in s uno di queglimpeti giovanili, generosi, inconsulti, che sono sempre il movente di tutte le pi buone e le pi colpevoli azioni umane, e pos la sua mano in quellaltra che le era stesa.  Lo giuro,  disse con fermezza.
La signora Marnieri comprese di volo limmenso sagrifizio che le veniva fatto con quelle due parole, e tutta la generosa sincerit di esso; volle tirare a s la pietosa creatura che glielo offriva, ma non pot.
 Grazie!  esclam con un indescrivibile accento di riconoscenza e di rispetto.
Bianca, a quella parola che le giunse quasi a conferma della sua promessa, ritir la mano che la malata teneva stretta fra le sue e si lasci cadere sulla poltrona nascondendosi il volto. Nello stesso momento luscio di una camera attigua si aperse, e una bambina, che aveva gi picchiato due volte senza che alcuno le avesse dato risposta, entr timorosa e inquieta.
La contessa Bianca si scosse, ebbe un istante una paura orribile che potesse venire il Marnieri. Ma quellangoscia le fu risparmiata.
Ella si rialz con energia, stese di nuovo la mano alla signora Marnieri e disse:
 Vado a compiere la mia promessa. Possa tuttoci che desidero per lei avverarsi. 
Lammalata voleva trattenerla, voleva parlarle, ma la forza le manc, finalmente rivolgendosi alla bambina le disse:  Bice, va a dare un bacio a quella signora per me. 
La bambina savvicin vergognosa e confusa alla povera contessa Bianca, che senza sapere quello che facesse si chinava verso di lei. Il visino afflitto, innocente della bambina si avvicin al bel volto della contessa, e le sue labbra pure si posarono sulla sua bocca fredda e tremante.
Bianca prov in quel momento una sensazione simile a quella che molti anni addietro aveva provato, allorch ancor bambina fece la prima comunione. Si sent pi forte e pi sicura di s, e uscita di l and lealmente senza esitare a far ci che doveva per compiere la sua promessa.
La contessa Bianca scrisse al marito che accettava la sua proposta e che si sarebbe riunita a lui, anche subito, qualora egli accettasse di partire con lei senza indugio e di stabilirsi fuori dItalia. La contessa intanto, colla scusa di voler evitare le dicerie e le congratulazioni delle sue conoscenze, si ritir il giorno stesso che aveva fatto alla signora Marnieri questa promessa nella villeggiatura di una sua amica, e seppe nascondere a tutti, finch non part di l col conte Arcieri, overa la sua dimora.
Nonostante lopposizione e le minacce dello zio, lArcieri assent ai desiderii della moglie e si stabil a Parigi. Il marchese Baldi dovette poi finire col rassegnarvisi, andando a passare coi nipoti una parte dellanno in Francia, venendo poi essi in cambio a stare con lui qualche mese destate in una sua villeggiatura di Brianza. La contessa Bianca, che cerc nelle distrazioni della societ loblio di un affetto che era sempre vivo e che non le riusc mai di dimenticare, era diventata una dama elegante, ricercata, brillante, proprio come lo zio Baldi la desiderava; e quel suo capriccio di non vivere a Milano le fu per questo da lui perdonato di cuore, come tantaltri.
Erano scorsi dodici anni da quel giorno che la contessa Bianca si era riconciliata col marito.
In un teatro di Parigi affollato di gente, accorsa per udire la prima rappresentazione di un celebre dramma, spiccava fra laltre in un palchetto di secondordine, una bella dama italiana.
Era la contessa Bianca Arcieri.
Chi lavesse conosciuta nella sua prima giovinezza, lavrebbe certamente trovata assai meno bella dallora; ma il segreto duneleganza tutta sua che possedeva senza contrasti, la grazia della persona e del sorriso, i lineamenti ancora bellissimi, facevano s, che ella splendeva in quella sera fra le pi belle del teatro.
Essa chiacchierava, sorrideva, rideva. Nel suo palchetto era un andirivieni incessante di persone, aveva una parola e un sorriso per tutti.
Talvolta lespressione del suo volto mutava, e nei momenti pi belli dello spettacolo locchio suo pareva divenisse pi grande e lucente, e se ne stava muta, attenta come fosse sola in teatro; talvolta anche spaziava collo sguardo di l da tutte quelle genti e da quei visi che la circondavano, e pareva cercasse mestamente qualcosa che non cera.
Vi fu un momento che rimase sola nel palco colla signora che laccompagnava e con un giovinotto elegante che sedeva accanto a lei.
 Guardi, contessa,  disse allora questi, indicandole col canocchiale un palco di faccia al suo,  il numero delle sue vittime aumenta ogni giorno. L, nel fondo di quel palco, vi  un vecchio signore che la guarda dal principio della sera senza interruzione.  un uomo che  forse vicino alla sessantina; ma si vede che gli anni e la canizie non salvano nessuno dagli strali damore.  Le signore si misero a ridere, e Bianca prese il suo canocchiale e guard in quel palco, guard lungamente.
  fortunato quel vecchio,  disse il giovinotto alla contessa.
Bianca pos il canocchiale e si mise a ridere.
 Mi pareva di conoscerlo, e per questo guardai. Ma non so chi sia.  E prese laria di svogliata indifferenza che aveva sempre, quando sannoiava.
Il vecchio signore nel palco di faccia, sebbene non avesse udito, aveva per capito tutto quello che era stato detto dalla contessa, e forse vi avea aggiunto anche qualcosa di suo.
Guard ancora una volta da quella parte, poi si alz e usc dal teatro. Fra quella gente attillata, elegante, piena di affettazione e di menzogne, non poteva tollerare i pensieri che ribollivano sotto ai suoi capelli bianchi, in quel momento.
Usc fuori allaria aperta, fredda e trasparente della notte. L, a sbalzi, come a colpi di martello, invadenti, affollati, gli tornarono le memorie di giovent, e gli ardenti ricordi di giorni felici, vissuti pi tardi, troppo tardi, nella et matura. E ancora nellanima gli cocevano quei raggi di vive memorie che uno sguardo scintillante aveva evocate in quella sera nella sua mente.
Corse alla locanda ove abitava e si chiuse nella sua camera. Aveva bisogno dessere solo.
Quel vecchio signore era lavvocato Luciano Marnieri.
La ricerca di documenti che riguardavano un importante processo che egli stava trattando, lavevano obbligato a recarsi a Parigi. Egli non sapeva o non ricordava che la contessa Bianca vi fosse ancora. E poi la contessa Bianca, che egli aveva amata e amava sempre, era ormai per lui un essere idealizzato, perduto, qualcosa di suo, isolato da tutto il resto, incompiuto comera stata la sua vita.
Nellesistenza di quelluomo vi era una parte che non aveva vissuto che a mezzo, una nota sola di quellistrumento vivo che non aveva potuto echeggiare vittoriosamente colle altre, e questa disarmonia si fece ora sentire perfino negli ultimi accordi.
Il Marnieri sedette davanti a un tavolino ingombro di carte e appoggi la testa bianchissima fra le mani scarne e rugose.
 Credevo di aver finito,  disse piano fra s.  Avevo percorso il cammino anche pi presto degli altri, eppure non ho ancora toccato la mta. Perch?  e guardava col suo occhio sempre vivace e intelligente la fiamma della candela.  Perch? Ho sottratto alla natura, per dare alla societ, alle convenienze, al pregiudizio ci che le toglievo, ed essa mi ha punito. Ho piegato le rigogliose speranze giovanili, le credule follie, gli impeti del cuore, alla fredda intelligenza e alla volont ostinata, e ho chiuso, stolto e acciecato, le fonti vive che la natura tiene aperte allingegno e alla forza produttrice. Ho sofferto e non ho fatto nulla. Potevo lasciare qualcosa dietro a me, e non lascio che un esempio agli sciocchi! La natura che  in noi e che  noi, che castiga e che soffre del castigo, non pu essere combattuta, perch in una lotta bisogna essere in due, ed essa  sola e compiuta; ho dunque provocato il disordine e non la disputa. Animato dal desiderio di combattere, mi sono diviso per crearmi un nemico e colpii me stesso sino dal giorno, in cui mi travolse la disarmonia che provocai.  Il Marnieri parlava fra s, ma con energia e convinzione, come vi fosse in quella camera solitaria chi lo ascoltasse; poi piano piano con voce commossa, collocchio velato disse ancora:  Ma perch, Bianca, hai riso anche tu questa sera?  E una goccia calda, trasparente, cadde da quegli occhi velati fra le carte che stavano sul tavolino, e il Marnieri chin gi gi la sua vecchia testa su quella lagrima amara.
Il mattino seguente egli partiva con un treno diretto alla volta dItalia, senza che la contessa Bianca avesse neppure sospettato che egli fosse stato a Parigi. Egli aveva mandato a sua moglie ed ai suoi figli un telegramma, nel quale diceva: Torno; e allorch si mise in vagone dopo una notte insonne, prov per la prima volta ci che non aveva provato da un pezzo: il desiderio di tornare a casa sua.
Questultima scossa aveva affievolite le sue forze, domata la sua tempra dacciaio.
La natura aveva finito dinfliggere e di soffrire i proprii castighi,e cominciava a calare sopra di lui la inconsapevole pace della vecchiaia.
...
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...
FINE.